Prezzi up&down, i produttori piangono sul latte versato
Mastrolia, Centrale del Latte Italia a EFA News: questione ciclica, prezzi alti per iperproduzione. Ma non dura...
Il latte sta facendo dannare i produttori. Il problema è quello del prezzo che va su e giù (più giù che su, in questo momento) come sulle montagne russe. Secondo Aretè, il prezzo medio UE alla stalla, il latte "in continuativo", cioè quello che a contratto viene preso tutto l'anno dagli allevatori, è calato dell’1,9% tra dicembre e gennaio e dell'11,5% da settembre 2025. In Italia, l’accordo di filiera per il primo trimestre 2026 fissa un prezzo medio di 530 €/1.000 litri, circa il 7% in meno rispetto a novembre 2025 (leggi notizia EFA News).
Clal, società di analisi agroalimentare, nelle rilevazioni del 9 marzo indica il prezzo del latte da un minimo di 20,1 euro per 100 litri a 22,17 euro, in calo del 2,4%. Il latte crudo all stalla, a febbraio quotava 48,5 euro ogni 100 chili, l'1% in meno rispetto al mese precedente, il 12,1% in meno rispetto a tre mesi fa e i 16,6% in meno rispetto a un anno fa.
Insomma, il prezzo del latte al produttore è sotto 50 centesimi, in taluni casi anche 'sensibilmente' al di sotto dei 50 centesimi. Non parliamo poi del latte spot, quello 'sfuso in cisterna, franco arrivo nelle latterie', in sostanza il latte in eccesso di produzione che non viene ritirato secondo i contratti ed è regolato da prezzi settimanali che in questo momento sono veramente bassi, ancora più bassi del latte alla stalla: parliamo di 30 centesimi al litro, prezzo considerato "decisamente insoddisfacente". Il latte crudo spot, per fare un esempio, alle ultime rilevazioni di una settimana fa quotava 21,5 euro ogni 100 chili, il 23,1% in meno rispetto al mese prima, il 48,8% in meno rispetto al tre mesi fa e il 61,2% in meno rispetto a un anno fa.
Una situazione da montagne russe che suscita più di un dubbio: sarà forse colpa della guerra in atto? No. La situazione è dovuta agli incrementi produttivi che, secondo gli esperti, non sono stati controllati nella maniera più adeguata e richiedono una maggiore programmazione.
Lo conferma uno che di latte "sul campo" se ne intende come Angelo Mastrolia, patron di NewPrinces, un impero che comprende Centrale del Latte Italia, terzo player italiano del mercato lattiero caseario con marchi storici (come Latte Tigullio, Polenghi Lombardo, Optimus e Giglio) e un fatturato 2025 da 261, milioni di euro (+2,8% sul 2024). "Quello del latte è un tema, purtroppo, ciclico - spiega Mastrolia - Se si vanno a vedere le serie storiche di questa ciclicità, che più o meno dura cinque anni, si vede che il prezzo sale, con un eccesso negli ultimi due anni, prima di questo crollo. E quando il prezzo sale che cosa succede? Che gli allevatori producono sempre di più, determinando un eccesso di offerta".
La sua Centrale del Latte d’Italia, quotata su Euronext Milan e controllata dalla (sempre sua) NewPrinces S.p.A., come abbiamo accennato ingloba marchi storici tra i quali Mukki, Tapporosso, Latte Tigullio, Polenghi, Optimus, Giglio, Centrale del Latte di Salerno, Matese, Cappuccino Lovers, Torre in Pietra, Fior di Salento, Centrale del Latte di Vicenza. L’azienda "timonata" da Mastrolia opera attraverso 7 stabilimenti produttivi situati a Torino, Lodi, Vicenza, Rapallo, Reggio Emilia, Firenze e Salerno. Al 30 settembre 2025 i risultati parlano, oltreché del fatturato in crescita a 261,1 milioni di euro, il 2,8% in più rispetto a 254,1 milioni di euro al 30.09.2024, di un ebitda a 25,7 milioni di euro, stabile rispetto a 25,7 milioni al 30.09.24, con un ebitda margin del 9,8% rispetto al 10,13% al 30.09.2024. Il risultato netto è stato pari a 8,7 milioni di euro rispetto a 8,3 milioni di euro al 30.09.2024, la posizione finanziaria netta pari a -2 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto ai -19,6 milioni di euro al 31 dicembre 2024.
"Mio papà e i miei nomi commerciavano latte - prosegue Mastrolia - e io ho sempre assistito a questo andamento ondivago di crescita e poi di calo. Questa volta la salita verso prezzi alti è stata talmente forte da rappresentare quasi un'anomalia. Il prezzo troppo alto fa sì che i produttori di latte, invogliati dalle cifre che si possono ricavare, producano sempre di più. Le stalle, quando vedono che il prezzo sale, continuano ad aumentare i capi in lattazione: gli animali più vecchi non vengono abbattuti ma vengono tenuti in lattazione e a un certo punto si crea un eccesso di offerta".
Negli ultimi 5 anni il prezzo alla produzione in Italia è passato da circa 0,38 €/litro a circa 0,55-0,58 €/litro, con un aumento strutturale del 40% e anche del +50% rispetto ai livelli pre-2022. "Quando ci troviamo in presenza di situazioni di anomalia - aggiunge Mastrolia - tanto se il prezzo è eccessivamente alto quanto se è eccessivamente basso, noi addetti ai lavori ci preoccupiamo sempre. Non lavoriamo bene in nessuno dei due casi. Perché quando il prezzo è troppo alto, c'è il problema che i consumatori iniziano a vedere costi che pesano: ciò fa sì che i consumi diminuiscano. Quando, come in questo periodo, scende troppo, c'è una corsa a rettificare i prezzi di vendita: ognuno, insomma, cerca di recuperare le quote di mercato. E anche in questo caso, l'effetto di questa competizione eccessiva dà dei vantaggi ai consumatori, certo, ma crea un appiattimento sul costo di produzione alla stalla che danneggia molti produttori di latte".
"Tant'è vero - sottolinea Mastrolia - che da anni mi sto battendo con l'idea che ci dovrebbe essere una filiera condivisa fra chi produce, chi trasforma e chi vende, con una sorta di prezzo 'giusto' che dovrebbe dare una corretta remunerazione a chi produce, dovrebbe dare a chi lo trasforma il prezzo della trasformazione industriale e avere un prezzo di vendita al consumatore che sia ragionevole".
"Il problema qual è? - dice il presidente di NewPrinces - È che, per eccessi di opportunismo e speculazione, quando i prezzi crescono la parte agricola non vuole mai accettare un prezzo, chiamiamolo così, 'calmierato'. Quando scendono, è la distribuzione che non si mostra disponibile a pagare prezzi più alti. Ci vorrebbe una filera equilibrata, almeno su questi beni di prima necessità, come il latte".
In tutto questo c'entra anche la guerra in atto? "La preoccupazione - commenta Mastrolia - è quella che se rimane così la situazione, con l'energia elettrica, il gas, il carburante, e anche i trasporti, che hanno avuto un incremento importante in termini di costi, se non si ridimensiona la situazione attuale, prima o poi questi aumenti avranno un impatto sull'inflazione. Io spero solo che questo evento bellico trovi una risoluzione in tempi brevi".
Cosa potrebbe succedere? "Di solito - spiega il manager - questi cali così forti tendono a durare alcuni mesi: entro la campagna successiva si inizia ad avere una correzione graduale. È ovvio pensare che adesso stiano accelerando sulle macellazioni, e questo fa sì che le produzioni di latte dovrebbero diminuire: se diminuiscono, contando altri due fattori che sono il meteo e i consumi, se c'è un riequilibrio complessivo fra domanda e offerta, poi si va verso una stabilizzazione, verso una graduale ripresa del prezzo".
"Aia chiaro - conclude Mastrolia - il prezzo non tornerà indietro ai massimi di un anno fa. Ci sarà probabilmente una stabilizzazione dei prezzi che, poi, ricominceranno una risalita che riporterà il prezzo del latte a un livello ragionevole. Sicuramente non sarà una cosa immediata. E se la domanda è: fra sei mesi ritorniamo ai prezzi di un anno fa? io lo escludo".
EFA News - European Food Agency