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CLARA MOSCHINI

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Confcommercio, la guerra rischia di rallentare l'economia

La crescita del pil è passata dallo 0,5% di gennaio all’1,4% di febbraio

La ripresa è in corso ma ma il nuovo conflitto rischia di rallentare l’economia già nei prossimi mesi. È questo,m in estrema sintesi, il quidro della situazione che fa Confcommercio pubblicando il bollettino sui "Dati della cingiuntura" che indicano come, a marzo 2026, dopo mesi di segnali incoraggianti, l’economia italiana si trovi davanti a un bivio. 

I dati raccolti fino alla fine di febbraio 2026 raccontano, infatti, secondo Confcommercio, "una fase di rafforzamento progressivo, ma lo scoppio di un nuovo conflitto rischia di cambiare rapidamente lo scenario". Negli ultimi mesi, tra ottobre 2025 e febbraio 2026, diversi indicatori economici hanno mostrato un miglioramento costante. Le stime dell’Indicatore dei Consumi Confcommercio evidenziano con chiarezza questa dinamica: la crescita su base annua è passata dallo 0,5% di dicembre all’1,3% di febbraio. 

A sostenere la ripresa non sono stati solo i settori più dinamici come turismo, tecnologia, tempo libero e cura della persona. Il dato interessante è che il miglioramento sembra essersi esteso anche ad altri comparti: a febbraio sono aumentate le vendite di automobili, si è fermata la discesa dell’abbigliamento e si è rafforzata l’elettronica di consumo. Un segnale che la fiducia delle famiglie, e quindi la propensione alla spesa, sta gradualmente tornando. 

Questo clima più favorevole si riflette anche sul prodotto interno lordo: grazie a un’occupazione ancora su livelli elevati (pur in leggero rallentamento) e a un’inflazione sotto controllo, la crescita annua del pil mensile è passata dallo 0,5% di gennaio all’1,4% di febbraio. Poi, però, è arrivato un elemento di rottura: una nuova guerra, con effetti immediati soprattutto sul fronte energetico.

L’aumento dei prezzi dell’energia si trasmette rapidamente ai prezzi al consumo. Per marzo si stima un’inflazione intorno all’1,8%, un livello ancora gestibile e compatibile con gli obiettivi delle autorità monetarie, ma che difficilmente potrà essere considerato un episodio isolato. 

Le prime conseguenze si vedono già sull’attività economica: a marzo il pil dovrebbe registrare una lieve flessione rispetto a febbraio, nell’ordine di un decimo di punto. Nonostante ciò, la crescita su base annua resterebbe sopra l’1%, portando il primo trimestre del 2026 a segnare un aumento dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che non si vedeva dalla fine del 2023.

Il vero nodo, però, riguarda il futuro. Secondo il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, "gli effetti degli shock legati al conflitto si faranno sentire nei prossimi mesi e la loro intensità dipenderà soprattutto dalla durata della crisi. Uno scenario di guerra breve potrebbe limitare i danni e permettere all’economia di proseguire il suo percorso di recupero. Al contrario, un conflitto prolungato rischierebbe di indebolire consumi, fiducia e crescita". 

"Uno scenario di conflitto prolungato ridurrebbe significativamente il pil: dalla baseline a +1% la crescita sarebbe limitata a 0,5%/0,6%, soprattutto per una minore dinamica dei consumi via minore reddito reale causato da un’inflazione al 2,6% rispetto a una base all’1,7%. Svanirebbe, insomma, la ripresa dell’economia italiana". 

"Nello scenario peggiore - ha aggiunto Bella - abbiamo anche considerato un impatto negativo sul livello di attività economica derivante da minori investimenti e da minore domanda mondiale, con riflessi negativi sulle esportazioni di beni e di servizi (turismo). Infine, sempre nello scenario peggiore a dicembre 2026 l’inflazione oscillerebbe attorno al 4% tendenziale: non si potrebbero escludere pregiudizi rilevanti anche sulle performance dell’economia italiana nel 2027".

Commentando i dati della Congiuntura, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha osservato che "il 2026 è iniziato con segnali molto incoraggianti per l’economia. Consumi in crescita fino all’1,3% a febbraio, inflazione sotto controllo e occupazione ai massimi livelli. Ma lo scenario di guerra rischia di vanificare la ripresa allora speriamo che il prezzo del petrolio torni entro maggio intorno ai 70 dollari perché cosi si avrebbe un impatto su Pil e consumi molto modesto. Viceversa se le quotazioni rimanessero sopra i 100 dollari fino a fine anno la crescita sarebbe dimezzata".

Fc - 58516

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