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Commodities/2. Latte e latticini: tendenze rialziste

I prezzi delle uova si confermano su livelli record in contesto UE penalizzato dall'aviaria

Areté segnala come a marzo i prezzi medi delle principali trasformazioni del latte in UE abbiano registrato tendenze rialziste con aumenti rispetto a febbraio: +7% il burro, +9% la polvere di latte intero (Wmp), +13% la polvere di latte scremato (Smp) e +3% l’edamer.

Il confronto con i livelli di prezzi di marzo 2025 evidenzia tuttavia una congiuntura di prezzi ancora relativamente bassi, soprattutto per i grassi: burro -39%, Wmp -23% ed edamer -28%. L’Smp registra invece un +12,5% confermando una maggiore intensità delle pressioni inflazionistiche negli ultimi mesi.Il prezzo del latte intero tedesco spot quotato a Milano segna invece un -18% tra febbraio e marzo 2026, -60% rispetto ai livelli di marzo 2025. Il prezzo medio UE del latte alla stalla, a febbraio 2026 (ultimo dato), è calato del -2% rispetto a gennaio (-18% rispetto a febbraio 2025).

In Italia è stata raggiunta un’intesa tra le associazioni della filiera fissando un prezzo di riferimento di 470 euro/1000 l per il secondo trimestre dell’anno sui volumi contrattati 2025 nel Nord Italia. Si tratta di un -10% rispetto al prezzo concordato per marzo 2026 (520 euro/1000 l). L’accordo prevede inoltre un meccanismo per cui le eccedenze saranno pagate al prezzo spot, legando così parte della remunerazione al mercato.

I prezzi delle uova si confermano su livelli record. A livello UE, tra gennaio e marzo 2026, il prezzo medio ha registrato un aumento del 2%, +7% rispetto a marzo 2025.In Italia, nello stesso periodo, il prezzo medio delle uova da allevamento in gabbia rilevato dalla Cun ha segnato un aumento del 2%, confermandosi su livelli record e superiori dell’10% rispetto a quelli di un anno prima. Areté segnala come, in un contesto di offerta UE pesantemente rallentata dall’aviaria, la rigidità della domanda impatti negativamente il livello di autosufficienza, fornendo supporto ai prezzi.

Nel 2025, nell’Unione Europea sono stati registrati 699 focolai di influenza aviaria negli allevamenti, rispetto ai 259 del 2024 e ai 476 del 2023. I Paesi maggiormente colpiti sono stati la Germania (24% del totale), la Polonia (18%), l’Ungheria (15%), la Francia (15%) e l’Italia (8%). Si segnala una forte accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, con 435 casi, che ha portato il numero complessivo di focolai a superare la media degli ultimi dieci anni del 23%. Circa il 13% dei focolai ha interessato allevamenti di galline ovaiole.

Il trend si è confermato nel primo trimestre del 2026, con 212 focolai (+14% rispetto allo stesso periodo del 2025), di cui 30 in allevamenti di galline ovaiole. In Italia, a partire dal 29 settembre 2025, il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria ha confermato 66 focolai complessivi (9 in allevamenti di galline ovaiole). Nel mese di marzo 2026 se ne contano 3, un calo rispetto ai 7 di febbraio. Sono state attuate le misure di controllo generali e specifiche nelle zone di protezione e sorveglianza, in conformità al Regolamento Delegato (UE) 2020/687. Alla luce della persistenza del virus e della sua circolazione prolungata nel tempo, l’Italia ha definito un piano nazionale di vaccinazione preventiva, approvato a livello comunitario, con avvio dalla primavera 2026.

La limitata disponibilità di prodotto nell’UE ha determinato livelli di importazione record. Nel periodo cumulato gennaio–dicembre 2025, le importazioni UE sono aumentate del 61% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le principali origini sono l’Ucraina (64%), la Turchia (15%) e il Regno Unito (8%). Nello stesso periodo, le esportazioni UE risultano in calo del 7%, con il Regno Unito (41%) e la Svizzera (17%) come principali destinazioni.

A gennaio 2026 l’UE ha importato circa 14.500 t di uova, +50% rispetto a gennaio 2025 e un record per il mese.Tra gennaio e dicembre 2025, l’Italia ha registrato un aumento delle importazioni extra-UE del 26%, con il 52% dei volumi provenienti dalla Turchia e il 38% dall’Ucraina. Le esportazioni extra-UE risultano invece in crescita del 16%, dirette principalmente verso la Svizzera (39%) e il Regno Unito (25%).A gennaio 2026 l’Italia ha importato extra-UE circa 2.281 t di uova, +18% rispetto a gennaio 2025 e un record per il mese.

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EFA News - European Food Agency
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