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Trump rilancia i dazi Usa: nel mirino 60 economie estere

Tariffe al 10% a Ue e Canada, 12,5% a Cina e Uk: non contrastano lavoro forzato

Il presidente Usa Donald Trump, probabilmente, svegliatosi di cattivo umore questa mattina, ha deciso di ricominciare a minacciare dazi a ripetizione. Questa volta nel mirino del numero uno della Casa Bianca ci sono UE e Regno Unito, probabilmente ree ai suoi occhi di non dare troppa corda alle manie di grandezza del tycoon e, dunque, degne di essere colpite in ci; che hanno di più caro, cioè il commercio. L'amministrazione Trump, infatti, ha proposto di imporre dazi aggiuntivi del 10% o del 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 economie, tra cui l'Unione europea e il Regno Unito, sostenendo che la loro incapacità di prevenire in modo adeguato il commercio di beni prodotti con il lavoro forzato grava in modo scorretto sul commercio degli Stati Uniti. 

Non è un caso che la nuova mossa tariffaria di Trump arrivi adesso: si avvicina, infatti, la data del 24 luglio, scadenza dei "dazi temporanei" (in vigore per 150 giorni, cioè 5 mesi) introdotti il 24 febbraio scorso *(leggi notizia EFA News) dopo che, sempre a febbraio, il regime tariffario di Trump basato sull'IEEPA è stato annullato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti (leggi notizia EFA News).

Un rapporto pubblicato mercoledì dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) afferma che 54 economie, tra cui il Regno Unito, la Norvegia, la Svizzera, il Giappone, l'India, Israele, il Qatar e l'Arabia Saudita, non hanno imposto né applicato in modo efficace divieti sulle importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato. Secondo la proposta, nei loro confronti verrebbe applicato un dazio aggiuntivo del 12,5%. Ricordiamo che nel suo rapporto, l'USTR definisce il lavoro forzato come "un lavoro o un servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una qualsiasi sanzione in caso di mancato adempimento e per il quale il lavoratore non si offre volontariamente".

Sei economie, ossia Canada, Unione europea, Ecuador, Indonesia, Messico e Pakistan, sarebbero, invece colpite da un dazio aggiuntivo del 10% per non aver, secondo l'accusa, fatto rispettare in modo efficace le restrizioni già esistenti sulle importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato. Secondo l'USTR, queste sei economie dispongono già di misure per limitare le importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato, ma non le applicano in modo efficace.

"Il mancato intervento dei nostri partner commerciali più importanti contro l'importazione di beni prodotti con il lavoro forzato è inaccettabile - ha dichiarato in una nota il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer - Questo crea una dinamica in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità". Greer ha esortato i partner commerciali "a fare di più" per garantire che il commercio non "incoraggi e consolidi il lavoro forzato a livello globale".

Ff - 60639

EFA News - European Food Agency
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