Segafredo inventa il polo delle cialde e delle capsule
La nuova strategia in un'intervista esclusiva con Fabio Felisi, ad Segafredo Italia
E' sulla bocca di (quasi) tutti in Italia. Non solo perché Segafredo è uno dei marchi più gettonati di caffè ma anche perché, da qualche tempo, si rincorre voce che la casa madre, cioè Massimo Zanetti beverage group, potrebbe vedere la dipartita dalla compagine societaria del fondo QuattroR, che nel 2023 aveva preso il 50% (leggi notizia EFA News). Con tanto di consulenti finanziari (Lazard e Intesa Sanpaolo Imi) già allertati per studiare la vendita della partecipazione societaria (leggi notizia EFA News) in Segafredo Italia che fattura il 10% (circa 130 milioni) degli 1,3 miliardi di euro complessivi della casa madre MZBG: l'operazione QuattroR sarebbe valutata, secondo indiscrezioni, 1 miliardo di euro e potrebbe chiudersi entro la seconda parte del 2026.
La scorsa settimana, tra l'altro, proprio Segafredo ha annunciato "l'evoluzione profonda della propria identità globale, ufficializzando il lancio del nuovo posizionamento "Take Your Shot" con nuovo sito e Manifesto per "trasformare il rito del caffè".
Il nuovo caffè
In proposito Efa News ha intervistato l'amministratore delegato di Segafredo Italia, Fabio Felisi. "Quest'anno - confema l'esperto - faremo tutto il riposizionamento del marchio Segafredo, targetizzato alla generazione dai 25 ai 40 anni". I giovani si stanno avvicinando sempre di più verso il caffè "che diventerà, nei prossimi cinque anni, una bevanda importantissima dei consumatori dai venticinque anni in su", la generazione Z, quella nata tra il 1997 e il 2012, la nuova gnerazione più attenta al benessere.
Il caffè entra in questo nuovo filone. "Pensi - spiega Felisi - sia a livello internazionale, che a livello italiano, Milano in primis, nascono le 'feste di colazione': non si bevono più gli alcolici ma si beve il cappuccino o il caffè e si mangiano le brioche. Come una volta si prendeva l'aperitivo ora si va a prendere il caffè".
Rientra nella new strategy di Segafredo anche l'approccio a un altro segmento particolarmente attraente: le cialde e le capsule, avvicinate con l'acquisizione di On Caffè (leggi notizia EFA News). "L'acquisizione ci aiuta a entrare un segmento di mercato strategico di grande valore sia a livello globale, sia a livello Italia - spiega Felisi - Parliamo di un mercato, cialde più capsule, che vale in Italia, intorno a 1.4 miliardi di euro, il 25% del totale del mercato caffè Italia. Quando dico mercato del caffè intendo quello che beviamo a casa, quindi il mercato della gdo più l'out of home. Quindi tutto quello che si beve nei bar, nei ristoranti, fuori per strada".
Il polo italiano delle cialde e capsule
Prospettive ottime per una crescite del mercato considerata pazzesca. "Per questo - dice Felisi -abbiamo deciso di fare un polo italiano di cialde e capsule, per tutto il nostro mercato globale del mondo Segafredo. Abbiamo una potenzialità enorme, avendo filiali e distributori in più di 100 paesi al mondo: il cuore, comunque sarà sempre qua in Italia".
"Per creare il polo italiano delle capsule e delle cialde - aggiunge Felisi - abbiamo comprato questa azienda molto importante, On Caffè: il fatturato è attorno a 10 milioni, occupano 30 persone. Con l'innovazione, con i nuovi prodotti, la nostra ambizione è quella di creare e portare la bandiera italiana di Segafredo in giro per il mondo, partendo dall'Italia".
Un settore in espansione, quello delle cialde (facili da smaltire ed economiche) e capsule (meno ecologiche e più care): parliamo di un mercato globale che nel 2026 è stimato 34,66 miliardi di dollari, previsto in crescita del 6,26% fino al 2031: il mercato europeo vale 18,12 miliardi di dollari e crescerà a un tasso annuo del 6,05%. In Italia, soprattutto le cialde in carta sono attese a un tasso di crescita del 19,2% annuo.
Il mondo della capsula e il caffè appartengono a due sfere diverse nello stesso segmento di mercato, il single serve che significa "un servizio". La differenza principale, sottolinea Felisi, è che "il mondo della capsule, che sono o di alluminio e o di plastica, parla di un prodotto molto forte che ha una rilevanza globale: in tutto il mondo le utilizzano. Le cialde, invece, costituiscono un'unicità italiana perché sono fatte di carta: sono nate nel sud Italia qualche anno fa e sono sostenibili, tanto da avere ottenuto importanti certificazioni internazionali conme la Ese,l'Easy service espresso che garantisce la compatibilità tra cialde e macchine da caffè".
"Anche per questo - dice Felisi - abbiamo deciso di fare questo Polo che inglobi sia le capsule che le cialde. Ci siamo dati dei target di fatturato: adesso più o meno On Caffè produce 250 milioni di capsule e il nostro obiettivo andare a 800 milioni di capsule entro i prossimi cinque anni". Già da maggio si potranno gustare le nuove capsule con miscele di qualità “molto importanti” che vanno, come abbiamo detto, verso il gusto che cambia del consumatore italiano.
La tazzina impazzita
Anche perché, diciamolo chiaro, l'andamento dei prezzi del caffè, e di conseguenza della tazzina, sta arrivando ad altezze vertiginose e uno "scostamento produttivo", chiamiamolo così, sarebbe il benvenuto. Secondo Ice, Intercontoinental exchange, la borsa delle materie prime, il prezzo del caffè dal 2023 al 2026 ha attraversato una “fase di estrema volatilità”. Lo conferma Aretè: per quanto riguarda l'arabica (considerata qualità superiore), da febbraio a luglio 2025 il prezzo è crollato del 27%: da luglio a novembre 2025, invece, è schizzato in alto del 37% e, da novembre 2025 ad aprile 2026, è crollato del 28%. Per la robusta (considerata più resistente) da febbraio a luglio 2025 il prezzo crolla del 35% mentre, da luglio a novembre 2025 sale del 25% e, infine, da novembre 2025 ad aprile 2026, ricrolla del 25%.
Sempre secondo Areté i prezzi sono passati da 126 centesimi di dollaro a libbra nella campagna 2021/2022 a 39 c$/lb nel 2023-2024 per risalire a 123 c$/lb nel 2024-2025 stabilizzandosi ora a 139 cent a libbra. Uno yoyo da paura.
I perché sono presto detti. “Il riequilibrio del mercato - spiegano gli analisti - è soprattutto legato alla ripartenza dell’offerta”: le previsioni per il 2026/27 vedono “il recupero delle scorte” come “fattore di distensione per i prezzi”. Ma, spiegano gli analisti, “il potenziale aumento produttivo risulta ancora esposto a rischi climatici in attesa della raccolta brasiliana (il Brasile è il maggiore produttore di caffè al mondo col 37% di quota mercato) e i rincari di energia, fertilizzanti, logistica e trasporti legati alla guerra in Medio Oriente introducono un ulteriore grado di incertezza e volatilità”.
Tazzina a 2 euro
Logico, dunque, che con questi chiari di luna ci sia chi, come Cristina Scocchia amministrice delegata di Illy Caffè, richieda da tempo - l'ultima volta al Meeting di Rimini di agosto 2025 (leggi notizia EFA News) - la tazzina a 2 euro al bar.
Felisi precisa. "Negli ultimi 6-7 anni il prezzo del caffè è triplicato, come quello del caffè verde che ha raggiunto un massimo storico: a gennaio 2025 era di 440 centesimi di dollaro alla libbra. Nell'ultimo anno, ossia negli ultimi sei mesi, meglio, ha preso un trend in diminuzione e ha raggiunto 315 centesimi alla libbra. Adesso, con quello che sta avvenendo, sta risalendo ancora un po'. Questo naturalmente ha portato i costi del caffè in alto: impattano sul prezzo della tazzina che si beve al bar.
La tazzina di qualità
Felisi, però, fa dei distinguo. “La tazzina - dice - è già a 2 due euro in certi bar in Italia. All'estero è addirittura a 3,5 euro e anche a 5 euro. Quello che è importante è la qualità. E il servizio. Perché, è vero, ci sono le guerre, la logistica, i dazi, ma ci sono anche gli affitti: quelli, per esempio, dei centri storici italiani che sono molto importanti".
"Come Segafredo - aggiunge Felisi - proprio per bilanciare gli aumenti del mercato siamo andati verso la qualità delle miscele, la qualità del chicco Verde e l'innovazione del prodotto. Siamo andati verso l'innovazione del prodotto, portando più qualità nel mercato italiano e mondiale del caffè. Questa è la direzione che abbiamo intrapreso, anche in momento difficile, e ci sta dando dell soddisfazioni. Infatti abbiamo chiuso nel 2025 molto bene".Da un punto di vista di prodotto, di qualità, di innovazione, di processi, di qualità, per Segafredo tutto parte dall'Italia.
I dazi Usa?
"I dazi impattano decisamente nella filiera del caffè globale - dice Felisi - Noi siamo 'fortunati' perché abbiamo una fabbrica in America, in Virginia. Abbiamo una produzione locale molto importante con i brand storici come Chock Full O'Nuts, che è il brand dei caffè di New York, quello che si vede nei film yankee". Il brand, infatti, propone il classico caffè all'americana, molto diffuso nelle caffetterie in contesti di viaggio e basi militari, che Segafredo ha introdotto anche in Italia. "Poi - dice Felisi - proponiamo Segafredo in tutti i migliori bar e diciamo out of home statunitense".
EFA News - European Food Agency