Prime cervellotiche decisioni dell'Authority UK su spot f&b
Una ferrea struttura da Grande Fratello alimentare vieta la pubblicità di alimenti poco salutari
L'Asa, l'Advertising standards authority derlla Gran Bretagna ha pubblicato le prime decisioni in materia di applicazione delle nuove restrizioni del Regno Unito sulla pubblicità di alimenti e bevande meno salutari, entrate in vigore il 5 gennaio 2026 (leggi notizia EFA News), offrendo all'industria alimentare e delle bevande un primo quadro di come le normative vengano applicate nella pratica. E ne viene fuori un quadro inquietante, una sorte di Grande Fratello alimentare, e pensare che siamo proprio nella patria di Orwell...
Ricordiamo che le norme, introdotte nell'ambito della strategia di salute pubblica del governo britannico, vietano la pubblicità di prodotti alimentari identificabili come meno salutari, comunemente noti come HFSS (ricchi di grassi, sale e zucchero), in televisione o sui servizi on-demand tra le 5:30 e le 21. Vietano, inoltre, tale pubblicità sui media online a pagamento in qualsiasi momento
Ebbene, come scrive nella nota ufficiale l'Asa, le restrizioni sono "passate dal principio alla pratica" con "la pubblicazione delle nostre prime quattro decisioni, che offrono sia al pubblico che agli inserzionisti un primo quadro di come vengono valutate le pubblicità reali secondo le nuove regole".
"Le nostre prime sentenze - prosegue la nota - dimostrano che, sebbene l'obiettivo dichiarato del Governo sia chiaro e semplice, il nostro lavoro per raggiungerlo richiede precisione e attenzione ai dettagli. Nel valutare se le nostre nuove regole siano state violate, il diavolo si nasconde nei dettagli della legge. E il contenuto e il contesto degli annunci sono fondamentali".
"Prendiamo, ad esempio - si legge nella nota dell'Asa - il post su Instagram dell'influencer John Fisher (noto a molti come Big John), che promuoveva i prodotti del menù di un nuovo locale di kebab tedesco. Si potrebbe pensare che una pubblicità di un negozio di kebab non sia consentita, ma i prodotti specifici mostrati nell'annuncio non erano classificati come alimenti meno salutari secondo il modello di profilazione nutrizionale del Governo. Di conseguenza, l'annuncio non ha infranto le nostre regole".
"In un altro caso - aggiunge il comunicato dell'Asa - una pubblicità di viaggi per On The Beach che promuoveva l'accesso gratuito alle lounge aeroportuali mostrava un ragazzo che si avvicinava a un buffet e prendeva una ciambella al cioccolato. In questo caso, il cibo era un elemento secondario, non il fulcro della pubblicità. Abbiamo ritenuto che gli spettatori l'avrebbero percepito come un esempio generico di ciò che era disponibile nella lounge, piuttosto che come una pubblicità per la ciambella in sé. Quindi, anche in questo caso, abbiamo considerato la pubblicità accettabile secondo le nostre regole".
"Confrontiamo questo caso con le pubblicità online di Iceland Foods - si legge ancora nel comunicato - Queste mostravano una gamma di alimenti in vendita da Iceland, inclusi dolci specifici classificati come meno salutari. Poiché questi erano identificabili all'interno delle pubblicità, le nostre regole sono state violate".
"Un post su Instagram per Lidl Irlanda del Nord, pubblicato dall'influencer Emma Kearney, ha oltrepassato un limite simile - dice ancora l'Asa - La pubblicità mostrava due prodotti da forno, uno classificato come meno salutare e uno no, ma la preminenza del prodotto meno salutare ha fatto sì che la pubblicità non fosse consentita secondo le nostre regole".
"Nel complesso, questi casi sottolineano un punto chiave: non tutte le pubblicità che presentano un alimento o una bevanda apparentemente meno salutari sono soggette a restrizioni. L'applicazione delle regole richiede un'attenta valutazione caso per caso, tenendo conto di fattori come la visibilità. Inoltre, le nuove normative rivelano che individuare i prodotti meno salutari può essere difficile".
"Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da persone che, erroneamente, hanno dato per scontato che un prodotto fosse classificato come meno salutare, o che una pubblicità di un prodotto meno salutare fosse apparsa su un mezzo di comunicazione soggetto a restrizioni, quando in realtà non era così. Dopotutto, le aziende erano a conoscenza dell'imminente introduzione di queste restrizioni e molte hanno reagito riformulando i prodotti per rientrare nella categoria dei prodotti meno salutari o modificando l'utilizzo dei media".
EFA News - European Food Agency