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CLARA MOSCHINI

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L'obiettivo longevità vuole la sana alimentazione

Pochi italiani adottano "strategie di lungo periodo" secondo la ricerca che sarà presentata domani a Milano

La prevenzione è percepita sempre più come un investimento sulla salute e sulla qualità della vita, ma gli italiani continuano ad adottare un approccio al benessere spesso legato ad esigenze immediate più che a una strategia di lungo periodo. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Will e YouTrend per Named Group, polo italiano della salute naturale, su un campione rappresentativo di 2.003 italiani tra 18 e 60 anni. 

I dati dell’indagine saranno alla base dell’intervento dal titolo: “Italian longevity: from data to translational approaches and clinical strategies” che si terrà domani venerdì 22 maggio alle 12 al Milan Longevity Summit con la partecipazione di Giovanni Scapagnini, docente di Nutrizione Clinica all’Università del Molise ed Ennio Tasciotti, Direttore dello Human Longevity Program del San Raffaele di Roma e Professore Advanced Medical and Surgical Technologies, Department for the promotion oh Human Sciences and Quality of Life, Università san Raffaele di Roma. 

La ricerca di Will e YouTrend mostra una crescente attenzione degli intervistati verso il benessere quotidiano, ma anche una forte presenza di comportamenti contraddittori.Da un lato molti italiani adottano abitudini favorevoli alla salute, come usare le scale (il 53% dichiara di utilizzarle tutti i giorni) prestare attenzione all’alimentazione (il 30% afferma di consumare 3 porzioni di frutta e verdura tutti i giorni) o praticare attività fisica (il 31%, come minimo tre giorni a settimana). Da un altro lato, restano molto diffusi comportamenti meno favorevoli o dannosi come la sedentarietà (il 32% dichiara di non fare mai attività fisica) e l’utilizzo del cellulare prima di dormire, praticato ogni giorno dal 73% degli intervistati.

Se la genetica rappresenta il patrimonio ereditario di ciascun individuo, l’epigenetica dimostra che stile di vita, alimentazione, attività fisica, qualità del sonno e integrazione, quando necessaria, possono influenzare positivamente i processi biologici legati all’invecchiamento e alla longevità. È proprio in questa prospettiva che la prevenzione e la modulazione dei fattori modificabili sono fondamentali nel moderno approccio all’healthy aging. 

“In particolare - sottolinea Giovanni Scapagnini, docente di Nutrizione Clinica all’Università del Molise - la possibilità di un’integrazione nutraceutica finalizzata alla geroprotezione emerge come un’opzione ormai supportata da molteplici evidenze cliniche ed in questo contesto il ruolo ponte della nutraceutica è strategico nell’ottenimento di una longevità in salute”.

Anche la tecnologia dedicata al benessere è sempre più presente (il 38% degli intervistati dichiara di monitorare ogni giorno l’attività fisica e il numero di passi), ma non ancora pienamente integrata nelle abitudini quotidiane. Il 45% degli italiani, infatti, non monitora alcun parametro di salute tramite smartphone o smartwatch e il controllo del glucosio è effettuato solo dal 4% degli intervistati, nonostante il monitoraggio metabolico sia considerato sempre più importante nella prevenzione e nell’healthy aging. 

Un'iperglicemia lieve ma cronica è associata a infiammazione, aumento del rischio cardiovascolare, sovrappeso e accelerazione dei processi di invecchiamento biologico. In questo contesto, il controllo della disglicemia è cruciale non solo nella prevenzione del diabete, ma anche nella protezione cardiovascolare e nel rallentamento dei meccanismi biologici associati all’invecchiamento. 

“Accanto agli interventi sullo stile di vita - aggiunge Scapagnini - è cresciuto l’interesse verso approcci nutraceutici volti a modulare differenti vie coinvolte nell’omeostasi del glucosio: l’impiego combinato di composti bioattivi derivati da Mangifera indica, Momordica charantia e Malus domestica, che agiscono  con meccanismi complementari del metabolismo glucidico, inclusi sensibilità insulinica, captazione periferica del glucosio e assorbimento intestinale del glucosio potrebbe rappresentare un approccio di supporto nell’ambito della prevenzione cardiometabolica integrata”.

L'alimentazione

Sul fronte alimentare emerge una percezione non sempre allineata alle evidenze scientifiche: il 43% ritiene che frutta e verdura siano oggi più nutrienti rispetto a vent’anni fa, mentre numerosi studi indicano una progressiva riduzione di alcuni micronutrienti essenziali. Il tema è particolarmente rilevante in ottica preventiva e di invecchiamento sano. 

Micronutrienti, vitamine, polifenoli e minerali svolgono infatti un ruolo chiave nei processi cellulari, nella difesa dallo stress ossidativo e nel corretto funzionamento del metabolismo. Una loro carenza cronica, anche lieve, può incidere nel tempo su energia, sistema immunitario, infiammazione e salute generale. Un tema che rafforza l’importanza di una nutrizione consapevole e, quando necessario, di un’integrazione mirata e corretta. 

Accanto alla qualità nutrizionale degli alimenti, la ricerca scientifica evidenzia sempre più come l’alimentazione influenzi anche gli equilibri biologici profondi dell’organismo a partire dal microbiota intestinale, oggi considerato un attore centrale nei processi di salute, prevenzione e longevità.

“Non bisogna trascurare - sottolinea Ennio Tasciotti, direttore dello Human Longevity Program del San Raffaele di Roma - il ruolo dell’ecosistema intestinale come mediatore biologico tra alimentazione e salute sistemica. La qualità della dieta, infatti, non influenza soltanto l’apporto di nutrienti, ma anche la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale, oggi considerato uno dei principali regolatori dei processi associati all’invecchiamento e alla resilienza metabolica". 

"Negli ultimi anni - prosegue Tasciotti - il microbiota intestinale è emerso come uno degli elementi chiave della medicina preventiva e della longevità. Le evidenze scientifiche indicano che il consumo regolare di alimenti fermentati, associato a una dieta varia e ricca di fibre vegetali, può contribuire a migliorare la diversità microbica intestinale e a modulare processi associati a infiammazione cronica, metabolismo energetico e funzione immunitaria. Il microbiota rappresenta infatti un’interfaccia dinamica tra alimentazione, ambiente e salute dell’organismo lungo tutto il corso della vita. Queste evidenze contribuiscono a rafforzare una visione più evoluta della prevenzione nutrizionale, orientata non soltanto alla correzione di carenze manifeste, ma al mantenimento nel tempo dell’equilibrio fisiologico e metabolico dell’organismo”.

Fc - 60261

EFA News - European Food Agency
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