Banco BPM: focus sull'Agri-food
Intervista esclusiva con Elisabetta Guerrieri, Responsabile Aziende di Banco BPM
Banco BPM ha sviluppato una filiera dedicata al settore agricolo e agroalimentare (Agri-food), strutturata per rispondere alle esigenze specifiche delle aziende del comparto. Questa offerta si basa su un approccio specialistico che include oltre 250 professionisti, tra specialisti agricoltura e gestori verdi, in grado di comprendere le peculiarità del settore.
Elisabetta Guerrieri, Responsabile Aziende di Banco BPM, in questa intervista esclusiva con EFA News illustra gli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere.
Avete creato una filiera dedicata, con esperti in grado di parlare agli agricoltori. Che risultati avete ottenuto in termini di erogazioni ed aumento della clientela?
Abbiamo dei risultati rilevanti sia in termini di crescita clientela che di erogazioni. I nostri clienti del settore agroalimentare sono infatti passati da 28mila di fine 2023 a 31mila di fine marzo 2026, con un incremento di oltre il 10%, e le erogazioni sono aumentate del 66% in un biennio arrivando a 1,6 miliardi a fine 2025. Anche il primo trimestre 2026 presenta un andamento assolutamente positivo. Complessivamente, dal 2023 a marzo 2026, abbiamo erogato al settore 4,2 miliardi di euro.
Come state assistendo il settore dell'agribusiness in questa fase caratterizzata da forte incertezza a partire dai dazi americani?
Da tempo Banco BPM affianca il settore agricolo e agroalimentare con un servizio specializzato, costruito grazie a persone dedicate, un’offerta finanziaria mirata, un processo creditizio specifico e un confronto costante con le principali realtà del comparto, tra associazioni di categoria, enti, istituti e professionisti. In ogni Direzione Territoriale sono presenti specialisti agroalimentari che operano quotidianamente al fianco delle imprese per individuare soluzioni personalizzate e supportarle anche nella fase attuale. Queste figure coordinano una rete diffusa di gestori agrifood, attivi sul territorio sia nelle strutture dedicate alle Imprese sia nelle filiali, garantendo così un presidio capillare e una conoscenza approfondita delle dinamiche del settore.
L’offerta della Banca si fonda su un catalogo di prodotti specifici, con finanziamenti di breve e medio-lungo termine in grado di rispondere a diverse esigenze - liquidità, investimenti, ecc - , attraverso soluzioni agevolate e ordinarie e con la possibilità di attivare strumenti di garanzia pubblica come Ismea, il Fondo di Garanzia per le PMI e i Consorzi Fidi. A questo si affianca un processo creditizio ad hoc, che consente di analizzare e valutare le controparti tenendo conto delle peculiarità economiche, produttive e cicliche proprie dell’agribusiness.
Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dalle sinergie con gli enti e gli organismi di rappresentanza del settore, con il sistema cooperativistico agricolo e con gli enti di tutela e valorizzazione, che costituiscono una vera eccellenza dell’agroalimentare nazionale, come i Consorzi delle grandi produzioni DOP e IGP. Un dialogo costante che permette di accompagnare le imprese sul piano finanziario e nei percorsi di sviluppo e adattamento a uno scenario in continua evoluzione.
Quali sono i settori che appaiono maggiormente resilienti alle difficoltà?
Nel corso del 2025 il quadro economico è stato caratterizzato da una marcata incertezza, prima con l’annuncio e poi con l’introduzione dei dazi statunitensi, cui si è affiancato un andamento non favorevole del cambio euro/dollaro. A questo contesto di crescente protezionismo si sono inoltre aggiunte le tensioni geopolitiche globali, che hanno inciso sulle catene del valore e sugli scambi internazionali. In questo scenario la filiera agricola e agroalimentare ha dovuto confrontarsi con condizioni nuove e più complesse, che richiedono scelte strategiche diverse e una maggiore attenzione alla gestione dei rischi. Allo stesso tempo, però, il settore ha dimostrato una significativa capacità di tenuta.
La qualità, la distintività dei prodotti e il forte legame con i territori – vera ossatura del Made in Italy – continuano infatti a rappresentare una leva fondamentale di valore aggiunto sui mercati internazionali, consentendo al comparto di adattarsi al contesto e di confermare una resilienza superiore alla media.
Quali sono i più fragili o i più esposti?
Circa il 70% dell’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti è concentrato nei primi tredici prodotti e filiere che rappresentano le grandi eccellenze del nostro sistema alimentare. Si tratta di produzioni tutelate dal sistema delle DOP e delle IGP, che ne garantisce unicità, riconoscibilità e non sostituibilità, rendendole nel mondo veri e propri simboli del Made in Italy. L’introduzione dei dazi statunitensi del 15%, in vigore dal 7 agosto 2025, costituisce senza dubbio un elemento di forte incertezza. All’interno di questo quadro, tuttavia, si osservano dinamiche differenziate: alcuni prodotti iconici, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, non hanno subito variazioni rilevanti, mentre altri comparti – in particolare vini, spumanti e olio d’oliva – risultano maggiormente colpiti dall’aggravio dei dazi.
Più in generale, i prodotti che appaiono maggiormente esposti sono quelli meno riconoscibili, non inseriti in filiere chiaramente identificate e privi di sistemi di tutela e di valorizzazione del marchio. In questi casi, la minore distintività rende più difficile assorbire l’impatto di contesti commerciali e geopolitici complessi come quello attuale.
Quali sono i prodotti che vengono maggiormente richiesti dalle pmi del settore agricolo?
Le richieste di finanziamento da parte delle PMI agricole si concentrano principalmente su due macro ambiti. Da un lato, vi è una forte domanda di soluzioni in grado di accompagnare nuovi investimenti sia di natura strutturale che strumentale, spesso sostenuti da diverse forme di agevolazione pubblica, come i CSR regionali, il PNRR o la Legge Sabatini. Dall’altro lato, restano le esigenze di breve termine, legate alla stagionalità tipica del settore agricolo e al sostegno del capitale circolante. In questo contesto rientrano anche richieste di riordino dell’assetto creditizio, con una rivisitazione degli impegni rateali pregressi per renderli più sostenibili.
Un capitolo specifico è rappresentato dai progetti legati alle fonti di energia rinnovabile. Gli investimenti in impianti fotovoltaici, così come quelli a biogas e biometano, stanno incontrando un interesse crescente perché consentono alle aziende agricole di affiancare all’attività principale nuove fonti di reddito, rafforzando la stabilità economica complessiva.
Rispetto al finanziamento agrario avete più richieste nel breve o lungo termine?
Il medio lungo termine, a supporto dei nuovi investimenti strumentali e strutturali, è la tipologia di finanza maggiormente richiesta.
Perché i contratti di filiera sono così importanti per il comparto?
I contratti di filiera ministeriali rappresentano uno strumento di grande rilevanza per lo sviluppo dell’agroalimentare, anche grazie agli importanti sostegni pubblici previsti nell’ambito dei fondi del PNRR. Essi sono destinati a sostenere piani di investimento produttivi significativi, riferiti a specifiche filiere di prodotto – come vino, olio, vivaismo o carne – e coinvolgono imprese legate tra loro da accordi produttivi e commerciali. Il valore dei contratti di filiera risiede soprattutto nella loro capacità di creare una connessione strutturata tra la produzione agricola primaria e le fasi di trasformazione e commercializzazione. Mettere in relazione chi produce, chi trasforma e chi distribuisce consente di rafforzare l’intera catena del valore e di generare benefici diffusi per tutti gli attori coinvolti.
Quali barriere culturali ha dovuto superare per il loro successo?
Nel nostro sistema economico, l’aggregazione non è mai un processo semplice e questo vale in modo particolare nel settore agricolo e agroalimentare. Collegare soggetti diversi per ruolo, dimensione e interessi – produttori, trasformatori e distributori – rappresenta una sfida culturale e organizzativa che richiede tempo e un cambio di approccio.
La dimensione medio-piccola delle imprese è spesso un fattore frenante nei nuovi scenari di mercato. Le filiere agroalimentari di maggiore successo del Made in Italy dimostrano però che una corretta distribuzione del valore tra i diversi attori e una forte valorizzazione del prodotto, anche attraverso sistemi di tutela come le DOP e le IGP, permettono di superare questi limiti.
Banco Bpm è anche attenta alla narrazione del fenomeno agricolo. Con il convegno “Tante cose agricole spiegate veramente bene” organizzato col Foglio avete voluto smontare il mito dell’agricoltura ideale per restituire voce a quella reale. Come è nato questo progetto, che risultati ha avuto e a quali risultati tende?
L’agricoltura è sovente raccontata in maniera quasi idealizzata, ma non sempre siamo in grado di capire come funziona davvero il mondo agricolo, quali siano i suoi limiti e le sue potenzialità, dove e come si potrebbe intervenire per limitare o eliminare i danni. In una mattinata, i relatori, con brevi talk, ne hanno raccontato il funzionamento. Abbiamo dedicato del tempo alla cura dell’abbecedario agricolo, allo scopo di delineare e offrire soluzioni reali e non ideali, con la consapevolezza che una maggiore informazione possa colmare il vuoto di conoscenza, sfatare l'immagine idilliaca e spostare focus e azione su tecnologie, mercati e sfide attuali.
EFA News - European Food Agency