La pasta made in Italy non si batte
Corte di Giustizia Ue conferma multa dell'Agcm a Lidl per etichette ingannevoli/ Allegato
La pasta made in Italy vince sempre. Lo conferma la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha posto fine alla lunga battaglia legale sulla pasta a marchio Lidl o meglio sull’uso di "simboli patriottici" per mascherare l’origine straniera del grano. Con la sentenza C-301/25, i giudici di Lussemburgo hanno dato ragione all’Agcm, l'Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato, ribadendo la legittimità della sanzione da 1 milione di euro inflitta alla catena di supermercati.
Il procedimento è iniziato il 24 aprile 2025 con domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, vedeva Lidl Italia Srl contro l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nei confronti di Wiise Srl, Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC Aps). Come si legge nel dispositivo della sentenza emessa pochi giorni fa, esattamente il 30 aprile 2026, la domanda era stata presentata "nell’ambito di una controversia tra Lidl Italia Srl e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM, Italia), in relazione a una sanzione amministrativa pecuniaria irrogata da quest’ultima a Lidl Italia a causa di una pratica commerciale sleale nella commercializzazione di linee di pasta di semola di grano duro".
In realtà la diatriba parte più da lontano, dal 2020, quando l’Antitrust aveva messo nel mirino diversi produttori di pasta: oltre a quelli della Lidl, ossia Combino e Italiamo, anche De Cecco, Divella e Cocco. L'accusa era "etichettatura ingannevole": le etichette sul packaging, infatti, secondo l'Agcm richiamavano all’italianità di un prodotto che però, guardando agli ingredienti, utilizzava grano di origine Ue e extra UE.
Più in dettaglio, per quanto riguarda Lidl, al centro della contestazione c'erano le linee Italiamo, con la raffigurazione sulla confezione dello scudetto tricolore e la scritta “Passione Italiana”, e Combino con immagini di paesaggi italiani e la dicitura “Specialità italiana”. In entrambi i casi, l’Antitrust ha stabilito che l’enfasi sull’italianità induceva in errore il consumatore, poiché il grano utilizzato era in gran parte straniero, proveniente sia pa paesi Ue che da paesi non Ue: un'informazione che, secondo l'antitrust italiana, compariva solo lateralmente o sul retro, con caratteri grafici molto piccoli e difficilmente leggibili.
Come riporta "Il fatto alimentare" riassumendo la vicenda, la difesa di Lidl si basava sul rispetto formale del Regolamento UE 1169/2011.
EFA News - European Food Agency