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L'illlegalità costa 41 miliardi alle imprese del commercio

Indagine Confcommercio: a rischio 284mila posti di lavoro regolari

Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro, e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. È quanto emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata durante la tredicesima edizione della Giornata nazionale “Legalità, ci piace!” con la partecipazione del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli e del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi

Al centro degli interventi, il contrasto alla criminalità, alle rapine, agli episodi legati alla mala movida e al degrado urbano, con particolare attenzione alla necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e amministrazioni locali per garantire maggiore sicurezza ai cittadini e alle attività commerciali. Al termine dell'evento è stato consegnato il Premio Legalità al Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia.

I "numeri" della ricerca

Tra le principali voci di costo figurano l’abusivismo commerciale, che pesa per 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione con 8,5 miliardi, la contraffazione con 5 miliardi e il taccheggio con 5,4 miliardi. A queste perdite si aggiungono anche i costi legati alla criminalità organizzata e alla cyber criminalità.

Sicurezza percepita dalle imprese

Secondo l’indagine, il 29% delle imprese del terziario ritiene che la sicurezza sia peggiorata. I fenomeni criminali percepiti come più in crescita sono i furti, seguiti da vandalismi, aggressioni e rapine. Inoltre, tre imprenditori su dieci temono che la propria attività possa essere colpita da episodi criminali.

Baby gang e “mala movida”

Preoccupa anche il fenomeno delle baby gang, segnalato dal 22,8% delle imprese intervistate. Un’attività su tre teme invece gli effetti della cosiddetta “mala movida”, soprattutto per il degrado urbano, i danneggiamenti e l’aumento della microcriminalità.

Abusivismo e contraffazione

L’abusivismo e la contraffazione penalizzano quasi sette imprese su dieci. Le conseguenze principali riguardano la concorrenza sleale, la riduzione dei ricavi e la perdita di competitività. Questi fenomeni rappresentano una delle principali criticità per il settore del commercio e dei pubblici esercizi.

Il problema del taccheggio

Il taccheggio continua a essere uno dei fenomeni più diffusi: oltre sei imprese del commercio su dieci dichiarano di subirlo e quasi una su cinque ne è vittima più volte a settimana o addirittura ogni giorno. I prodotti maggiormente rubati sono cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati.

Gli investimenti in sicurezza

Per contrastare questi fenomeni, quasi nove imprese su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, soprattutto in videosorveglianza e allarmi antifurto. L’indagine sottolinea inoltre il forte legame tra commercio e sicurezza urbana.

Il ruolo dei negozi nella sicurezza urbana

Secondo la maggioranza degli imprenditori, una città con negozi aperti è percepita come più sicura. Al contrario, la chiusura delle attività commerciali favorisce il degrado urbano, il vandalismo e la diffusione della microcriminalità.

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, è intervenuto sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile nella difesa della legalità e della sicurezza. Nel suo intervento Sangalli ha posto l’attenzione anche sul tema dell’etica d’impresa. “Sono imprese che creano valore sui valori”, ha osservato, spiegando che l’etica “precede e rafforza la legalità”. 

Sangalli ha quindi ribadito l’impegno di Confcommercio nel rappresentare imprese che “scelgono ogni giorno il mercato regolare, la concorrenza leale e la collaborazione con le istituzioni e con le Forze dell’Ordine”, rifiutando “abusivismo, illegalità e scorciatoie”. Il presidente di Confcommercio ha quindi illustrato i dati dell’indagine presentata durante la giornata, definendo il quadro “molto preoccupante”. 

Secondo Sangalli, dietro questi numeri ci sono “abusivismo nel commercio e nella ristorazione, contraffazione, taccheggio, criminalità diffusa e cybercriminalità”, fenomeni che penalizzano le imprese, frenano gli investimenti e rendono le città meno vivibili. “L’illegalità lavora come un tarlo silenzioso”, ha affermato, “consuma dall’interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica”, colpendo soprattutto i territori più fragili.

Il presidente di Confcommercio ha però rimarcato anche gli sforzi compiuti dagli imprenditori per difendersi: “Quasi nove imprese su dieci hanno adottato sistemi di allarme e videosorveglianza, misure antitaccheggio e protezione. Gli imprenditori stanno facendo la loro parte ma non possiamo accettare che il presidio della legalità diventi per loro un costo ordinario d’impresa”. 

Le proposte di Confcommercio

1. Prevenzione con più presidi visibili nei territori

  • poliziotto di quartiere
  • pattugliamenti nelle aree commerciali
  • maggiore presenza nelle fasce orarie più critiche, non solo notturne ma anche serali, pre-chiusura, weekend e momenti di maggiore afflusso.

2. Sostegno agli investimenti privati in sicurezza

  • credito d’imposta o contributi per videosorveglianza, allarmi, sistemi antitaccheggio, collegamenti con centrali operative, illuminazione esterna, sicurezza privata;
  • priorità alle piccole imprese di prossimità, che hanno meno capacità finanziaria

3. Rafforzamento del contrasto al taccheggio

  • strumenti più rapidi per segnalazione e intervento
  • attenzione alle reti organizzate e alla recidiva.

4. Piani territoriali per le aree commerciali più esposte

  • tavoli permanenti Prefetture-Comuni-Forze dell’ordine-Associazioni di categoria
  • mappatura delle zone a maggiore rischio
  • interventi coordinati su furti, spaccate, mala movida, abusivismo, degrado.

5. Sicurezza urbana come leva contro la desertificazione commerciale

  • collegamento tra politiche di sicurezza, rigenerazione urbana, commercio di prossimità e contrasto ai negozi sfitti
  • la chiusura delle attività genera insicurezza e l’insicurezza genera altre chiusure.
Fc - 60008

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