Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Il food fa piangere la Gran Bretagna

Allarme rosso: nel primo trim le esportazioni di alimenti e bevande sono diminuite del 4,8%

Mentre l'Italia festeggia la tenuta del suo export agroalimentare che nel 2025 ha fruttato il record storico di 73 miliardi di euro e nel primo trimestre 2026 sale dell'8% a valore, la Gran Bretagna é costretta a fare i conti con esportazioni di alimenti e bevande che raggiungono il minimo decennale a causa della crescente pressione globale sui produttori. Secondo l'ultimo rapporto Trade Snapshot della FDF, la Food and drink federation, l'organizzazione che rappresenta l'industria degli alimentari e del beverage UK, nel primo trimestre 2026 le esportazioni di alimenti e bevande sono diminuite del 4,8% su base annua, attestandosi a 5,7 miliardi di sterline. 

In termini di volume, le esportazioni sono calate dell'8,9%, raggiungendo 2 miliardi di chili, il volume di esportazioni più basso registrato nel primo trimestre dell'ultimo decennio, escludendo il periodo di crisi dovuto alla pandemia di covid-19.

Allo stesso tempo, le importazioni hanno continuato a crescere, aumentando del 2,6% in valore, fino a raggiungere 16,3 miliardi di sterline, ampliando ulteriormente il deficit commerciale del Regno Unito nel settore alimentare e delle bevande.

Il calo è stato trainato dalle vendite più deboli al di fuori dell'Unione Europea, con le esportazioni extra-UE in diminuzione dell'11,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma anche le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un duro colpo, registrando un calo del 27,9% in termini di valore in seguito ai dazi aggiuntivi imposti dagli Usa nell'aprile 2025. 

Parallelamente, le importazioni nel Regno Unito di prodotti alimentari e bevande di provenienza statunitense sono aumentate dell'11,5%, raggiungendo 419,5 milioni di sterline. Di conseguenza, l'avanzo commerciale del Regno Unito nel settore agroalimentare con gli Stati Uniti si è ridotto di oltre due terzi, passando da 359 milioni di sterline del primo trimestre 2025 a 110 milioni del primo trimestre 2026, livello più basso registrato dalla Brexit.

A questo punto, la Fdf - che aveva già avvertito della crisi del food a causa della guerra a inizio giugno (leggi notizia EFA News) adesso torna nuovamente alla carica e avverte che i produttori nazionali stanno perdendo competitività sui mercati globali a causa dell'aumento dei costi di produzione, delle barriere commerciali e dell'impatto dei dazi statunitensi. 

Sempre la federazione dei produttori agroalimentari fa notare che la proposta britannica di sospendere i dazi su alcuni prodotti alimentari importati, tra cui cioccolato, biscotti, marmellate e creme spalmabili, potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione degli esportatori statunitensi, mentre i produttori del Regno Unito continuano a dover affrontare costi più elevati per le esportazioni verso l'America.

Come rileva il report della Fdf, non sembra servire nemmeno l'Accordo globale e progressivo per il partenariato transpacifico (CPTPP), i nuovi accordi commerciali siglati di recente: l'export di prodotti alimentari e bevande verso i paesi aderenti all'accordo sono, infatti, diminuite dell'11,3% mentre i volumi di esportazione verso l'India sono calati del 16,6%.

La FDF ha dichiarato che è necessario un maggiore sostegno da parte del governo per aiutare le imprese, in particolare le pmi, ad accedere ai mercati esteri e a massimizzare le opportunità offerte dai nuovi accordi. Oltre alle performance di esportazione più deboli, i produttori continuano a dover affrontare costi di produzione in aumento: le importazioni da paesi extra-UE sono aumentate del 4,2% in valore nel corso del trimestre, mentre quelle dall'UE sono cresciute dell'1,9%. 

La federazione ha rilevato che il costo di importazione di ingredienti e materie prime, inclusi gli imballaggi in plastica, è ormai superiore di quasi il 39% rispetto a gennaio 2020. Sommati agli elevati prezzi dell'energia e ai crescenti requisiti normativi, i maggiori costi degli input continuano a comprimere i margini in tutto il settore della produzione alimentare. Anche le esportazioni verso l'UE di ingredienti e materie prime hanno registrato un calo del 6,9% in termini di volume rispetto al primo trimestre 2025, proseguendo la tendenza negativa osservata dopo la Brexit. 

"Il Regno Unito - sottolinea Karen Betts, amministratore delegato della Food and Drink Federation - produce alimenti e bevande di livello mondiale. Valorizzando la nostra tradizione e la nostra reputazione in termini di innovazione dobbiamo essere in grado di rimanere competitivi sui mercati esteri rispetto ai prodotti locali. Il governo dovrebbe sospendere i dazi sugli ingredienti anziché sui prodotti finiti, per ridurre i costi di produzione alimentare qui nel Regno Unito e aiutare le imprese a mantenere bassi i prezzi per i consumatori".

Fc - 61347

EFA News - European Food Agency
Simili