Regolamento imballaggi: la visione de La Linea Verde
Esclusivo: intervista col direttore R&D Demian Becchetti
Il 12 agosto entrerà in funzione la normativa europea PPWR, ovvero Packaging and Packaging Waste Regulation: un passaggio rilevante per il settore alimentare e che ridefinisce l’approccio alla conformità dell’imballaggio, in quanto se non sarà possibile dimostrare le sue caratteristiche di sostenibilità e di riciclabilità, non potrà essere messo sul mercato.
In questo contesto, la IV gamma è un settore che ha ancora del tempo a disposizione per adattarsi alla normativa, fino al 2030, ma che non può considerarsi completamente escluso dai cambiamenti già in atto.
A riguardo, EFA News ha intervistato Demian Becchetti, Direttore R&D La Linea Verde.
Dal 12 agosto entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi: quali i maggiori impatti sul vostro settore?
Per il nostro settore l’impatto sarà significativo e trasversale, perché il packaging nel fresco non è un semplice contenitore: svolge una funzione essenziale nella protezione del prodotto, nella sicurezza alimentare, nella conservazione e nella riduzione degli sprechi. La sfida sarà quindi evolvere verso imballaggi sempre più riciclabili e circolari senza compromettere queste funzioni e mantenendo, allo stesso tempo, la sostenibilità industriale ed economica delle soluzioni adottate.
Per La Linea Verde, tuttavia, il PPWR non rappresenta un punto di partenza, ma l’accelerazione di un percorso avviato da anni. Abbiamo da tempo istituito un Packaging Solution Team interfunzionale e stiamo lavorando sulla mappatura del portafoglio packaging, sulla tracciabilità dei materiali e sui principi di Design for Recycling. È un’evoluzione che coinvolge l’intera filiera, dai produttori di materiali e packaging all’industria alimentare, fino alla distribuzione, anche in considerazione del nostro ruolo di partner industriale e co-packer. Il tema centrale sarà riuscire a coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare, qualità, efficienza e sostenibilità economica.
La IV gamma per ora è “salva”: ma dal 2030 come farete?
Il 2030 non può essere considerato il momento in cui iniziare a intervenire: per arrivare preparati occorre lavorare oggi. Nel nostro settore ogni modifica del packaging richiede tempi di sviluppo e validazione importanti, perché gestiamo prodotti altamente deperibili e ogni nuova soluzione deve essere testata sotto il profilo della sicurezza alimentare, della shelf life, della stabilità microbiologica, delle caratteristiche organolettiche e delle prestazioni industriali. La nostra direzione è quindi chiara: lavorare progressivamente sull’ecodesign, aumentare la riciclabilità degli imballaggi e, dove tecnicamente possibile, orientarci verso strutture più semplici e monomateriale. Senza però cadere nell’errore di considerare la plastica come “il problema” in sé. Nel fresco svolge spesso una funzione fondamentale: ciò che dobbiamo migliorare è il modo in cui viene progettata, utilizzata, raccolta e recuperata. La soluzione più sostenibile è quella che garantisce il miglior equilibrio complessivo tra tutela del prodotto, riduzione degli sprechi e circolarità del materiale.
Man mano si andrà verso una riduzione di utilizzo della plastica non riciclata, sostituita dalla rPET, come verrà affrontata la reperibilità di materiale idoneo per il packaging?
Questo è certamente uno dei nodi più importanti. Nel packaging alimentare non è sufficiente che un materiale riciclato sia disponibile: deve essere idoneo al contatto con gli alimenti, garantire standard di sicurezza elevatissimi e assicurare prestazioni costanti lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. La disponibilità di materie prime seconde certificate, in particolare di rPET food grade, rappresenterà quindi una sfida strategica per l’intera filiera. Noi abbiamo già intrapreso questo percorso: nelle ciotole delle nostre Insalatone utilizziamo il 50% di rPET, mentre per le buste d’insalata impieghiamo polipropilene (PP), un materiale ampiamente riciclabile all’interno delle corrette filiere di raccolta. Il nostro approccio, tuttavia, non si limita all’impiego di materiali riciclati: lavoriamo secondo i principi del Design for Recycling, progettando gli imballaggi affinché siano sempre più facilmente riciclabili e compatibili con i sistemi di recupero.
Guardando al futuro, sarà fondamentale rafforzare il rapporto di co-innovazione con i produttori di packaging e sviluppare una programmazione di lungo periodo. È una sfida sistemica che richiede filiere del riciclo sempre più efficienti, investimenti industriali e una crescente disponibilità di materia prima seconda certificata.
La riciclabilità del packaging (“Design for Recycling”) non potrà essere più evitata, si aspetterà il 2030 o ci saranno cambiamenti già nel futuro prossimo?
Non aspetteremo il 2030: il Design for Recycling fa già da tempo parte del nostro approccio alla progettazione. Utilizziamo cartoncini certificati FSC®, abbiamo introdotto rPET nelle ciotole delle Insalatone, le bottigliette delle nostre bevande rappresentano un caso virtuoso di utilizzo di plastica riciclata con il 30% di rPET, e abbiamo sviluppato soluzioni di ecodesign anche per altri packaging. Continueremo quindi a intervenire progressivamente, ma con un principio per noi irrinunciabile: ogni innovazione deve essere validata scientificamente e industrialmente. Cambiare un packaging per renderlo teoricamente più sostenibile, se questo comporta una minore conservabilità del prodotto e quindi maggiori sprechi alimentari, rischia di produrre un risultato opposto a quello desiderato.
Con un nuovo packaging il consumatore potrebbe percepire il prodotto in modo differente e non essere sicuro di star acquistando lo stesso identico prodotto, ci sarà una campagna per aiutare il consumatore a identificare il nuovo packaging come qualitativo e garante di sicurezza alimentare?
Crediamo che la comunicazione avrà un ruolo fondamentale, anche se è prematuro parlare oggi di una specifica campagna. Ogni evoluzione significativa del packaging dovrà essere accompagnata da informazioni chiare, semplici e verificabili, capaci di spiegare al consumatore cosa cambia e, soprattutto, cosa non cambia: la qualità e la sicurezza del prodotto.
Per noi la trasparenza è imprescindibile. La credibilità ambientale si costruisce sui dati e non sugli slogan, e questo vale anche quando si introduce un nuovo imballaggio. Dovremo aiutare il consumatore a comprenderne il valore ambientale e, allo stesso tempo, rassicurarlo sulle prestazioni e sulla sicurezza. Ma c’è anche un secondo aspetto: comunicare correttamente come gestire il packaging a fine vita. L’ecodesign e gli investimenti delle imprese possono generare pienamente valore solo se accompagnati da una raccolta differenziata efficace e da una corretta separazione dei materiali. La transizione, quindi, richiederà non solo nuovi packaging, ma anche più informazione e una maggiore cultura del riciclo.
EFA News - European Food Agency