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CLARA MOSCHINI

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Il manifatturiero made in Italy tiene botta (nonostante tutto)

Prometeia e Intesa Sanpaolo: nei primi 4 mesi, l'industria sale del 2,2%/Allegato

Il fatturato dell’industria manifatturiera italiana si conferma su livelli elevati, con una crescita tendenziale del 2.3% nei primi 4 mesi dell’anno, a valori correnti. Lo rende noto l'ultima indagine firmata Prometeia e Intesa Sanpaolo secondo cui il dato è condizionato da un nuovo aumento dei prezzi alla produzione (+1.4% nei primi 5 mesi dell’anno). Le spinte inflative derivano dai maggiori costi sostenuti dalle imprese, soprattutto dai produttori di beni intermedi, in un contesto di tensioni su scala globale. Il giro d’affari resta comunque in crescita al netto dell’effetto prezzi: +1.1% il fatturato deflazionato nei primi 4 mesi del 2026.

Anche i dati di produzione mostrano finora una tenuta del ciclo industriale italiano, nonostante le discontinuità negli approvvigionamenti: +1,4% la variazione tendenziale del trimestre marzo-maggio corretta per gli effetti di calendario (+0,8% nei primi 5 mesi), un dato allineato a quello della Francia e nettamente migliore rispetto alla contrazione registrata in Germania (-3,4%), che pesa sulle filiere italiane più integrate con la manifattura tedesca.

A sostegno dell’attività produttiva l'indagine segnala l'accumulo precauzionale di scorte lungo le filiere e la ripresa degli investimenti in macchinari sul mercato interno (+5,5% la crescita tendenziale del primo trimestre 2026), favorita da diversi fattori: incentivi, coda del PNRR e doppia transizione, come conferma anche il dinamismo degli investimenti in software e tecnologie digitali. Più fragili i consumi, soprattutto di beni voluttuari.

Il canale estero è stato più vivace delle attese, secondo il report. Nonostante la complessità del contesto internazionale, l’apprezzamento dell’euro e la forte pressione competitiva cinese, l’export di beni manufatti è cresciuto del 3,1% nei primi 4 mesi del 2026, a valori correnti (+2,2% a prezzi costanti), grazie alla farmaceutica, ai settori legati alla transizione e al contributo eccezionale delle vendite di oro. Gli Stati Uniti mostrano una capacità di tenuta significativa a un anno dall'inasprimento dei dazi, superando la Germania quale principale destinazione del nostro export manifatturiero.

In questo contesto, a fare da traino sono stati soprattutto i produttori di beni di investimento: meccanica +5,1% il fatturato deflazionato nei primi 4 mesi 2026, elettrotecnica +7,7%, elettronica +4,5%. Traino anche da parte di metallurgia (+4,2%), cui si aggiunge il rimbalzo dai livelli minimi degli autoveicoli e moto (+4,3%). Restano in affanno i produttori di beni di consumo, con l’eccezione della farmaceutica (+4,4%).

La parte bassa della classifica, sottolinea il report, "è dominata dai settori produttori di beni di consumo": il settore alimentare e bevande, nel 2026, "segna un'inversione di tendenza (-1.1%) dopo un lungo periodo di tenuta, penalizzato sia dai tagli alle quantità acquistate dalle famiglie italiane sia dalla flessione delle vendite estere, condizionate soprattutto dalla frenata verso gli USA, spiegabile anche alla luce degli elevati livelli della prima parte del 2025". Più marcate "le difficoltà del largo consumo (-1.6%, con un canale estero in deciso ridimensionamento) e dei produttori di beni per la casa: i mobili (-3.2%) scontano soprattutto il ripiegamento della domanda estera mentre gli elettrodomestici (-5%) chiudono la graduatoria con flessioni su entrambi i canali interno ed estero, in continuità con una crisi produttiva ormai strutturale e con una quota crescente di domanda" 

Le indagini sul clima di fiducia delle imprese manifatturiere fanno emergere segnali contrastanti. A fronte di una modesta risalita dell’indice complessivo in giugno, guidata dai produttori di beni strumentali, si segnala il peggioramento dei giudizi sugli ordini. A livello settoriale, il quadro delle attese sulla produzione resta a luci e ombre, condizionato dall’elevata incertezza che caratterizza lo scenario globale.

I timori maggiori riguardano l'evoluzione dei prezzi, ovvero la trasmissione dei rincari (energetici e non) lungo le filiere, in un contesto di domanda già fragile, che potrebbe erodere i margini delle imprese e indebolire ulteriormente consumi e investimenti.

L’avvio di alcuni programmi europei, come il piano infrastrutturale tedesco, i programmi di spesa per la difesa e il più recente pacchetto per la sovranità tecnologica, secondo Prometeia e Intesa Sanpaolo "rappresenta un importante fattore di sostegno alla domanda interna, e quindi di mitigazione dei rischi dello scenario".

"Le risorse finanziarie a disposizione dell’industria italiana ne favoriscono la resilienza di fronte alla complessità delle dinamiche globali e rappresentano un importante elemento di competitività" sottolinea il report. L’analisi dei risultati di bilancio 2024 delle 4 principali manifatture europee conferma l’elevata patrimonializzazione delle imprese italiane, la buona capacità di generare cassa e una dotazione di liquidità superiore a quella dei concorrenti, utile per puntare sulla leva degli investimenti.

Galleria fotografica Primeteia-Intesa Sanpaolo: fatturato deflazionato per settore var. % gennaio-aprile 2026 su corrispondente
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