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CLARA MOSCHINI

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Viticoltura biologica: la ricerca avanza

Fondazione Mach illustra risultati sperimentazioni del Centro Trasferimento Tecnologico

Dopo le porte aperte della settimana scorsa a Spagolle con riflettori puntati sulle prove sperimentali in frutticoltura, oggi è stata la volta dell'incontro sulla viticoltura biologica. L'evento, nel campus a San Michele all’Adige, ha registrato 120 partecipanti e si inserisce nell’ambito del ciclo di incontri organizzati dalla Fondazione Edmund Mach per presentare i risultati delle attività e degli studi condotti dal Centro Trasferimento Tecnologico.

In diretta streaming dal Palazzo Ricerca e Conoscenza focus sulle prove sperimentali di difesa, sulla tematica dei sovesci e sulla gestione del suolo, con particolare riferimento all'inerbimento per la resilienza del sistema vigneto allo stress idrico. Si è parlato, inoltre, di difesa dalle principali patologie della vite e sono stati presentati i risultati finali di una prova di efficacia a lungo termine della tecnica del curetage contro il mal dell’esca.

L’incontro, aperto dal direttore generale Riccardo Velasco e moderato dal responsabile dell’Unità agricoltura biologica e qualità del suolo del Centro Trasferimento Tecnologico Daniele Prodorutti, si è concluso con la visita delle prove sperimentali presso il vigneto Weizacker, nel campus di San Michele. “Praticare la viticoltura biologica", ha spiegato il direttore generale Riccardo Velasco, "è particolarmente difficile e rispetto alle altre colture ci vuole coraggio. Questo coraggio non può che essere supportato dalla Fem che ha tecnici, tecnologi e ricercatori esperti di questo settore. Le prove sperimentali che conduciamo nelle nostre aziende diventano fondamentali per tentare di raggiungere l’obiettivo del Green Deal e fornire ai viticoltori il supporto necessario”.

Dopo il calo registrato tra il 2023 e il 2024, la superficie viticola biologica provinciale si è mantenuta stabile nel corso del 2025. Una sostanziale stabilità delle superfici a vite bio si evidenzia anche a livello nazionale. Per quanto riguarda l'andamento meteorologico, la stagione primaverile-estiva particolarmente asciutta ha provocato uno scarso sviluppo di peronospora sui grappoli e una tardiva comparsa sulle foglie, soprattutto a carico delle femminelle. Per l'oidio non si sono verificate condizioni particolarmente critiche: le applicazioni a base di zolfo hanno consentito una riduzione significativa della malattia rispetto al testimone non trattato (Daniele Prodorutti, Fem).

Sono stati presentati poi i risultati delle prove svolte sulla fertilizzazione dell’erbaio da sovescio in vigneto (Roberto Zanzotti e Raffaella Morelli, Fem). Lo studio triennale svolto da Fem ha confrontato l'efficacia della fertilizzazione organica e minerale distribuita sull'erbaio da sovescio nell'interfilare rispetto alla localizzazione diretta sul sottofila: è stato analizzato l'impatto di tali modalità sull'equilibrio vegeto-produttivo della vite, sullo stato nutrizionale della pianta e sulla qualità delle uve. È emerso che l'integrazione tra ammendanti/fertilizzanti e sovescio ottimizza la nutrizione della vite e la qualità del suolo, superando i limiti del solo sovescio. L'incremento di biomassa erbacea indotto dalle concimazioni infatti ha stimolato l'accumulo di carbonio stabile, migliorando la fertilità a lungo termine grazie all'effetto residuo. L'uso di matrici organiche nell’interfilare ha preservato le rese e la qualità dell'uva, attenuando la competizione della copertura erbacea.

Le strategie di gestione dell’inerbimento del vigneto per la tutela della risorsa idrica nel suolo e i relativi effetti sulle viti sono stati presentati nell’intervento dell’Ersa- Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia (Selena Tomada). Lo studio effettuato da Ersa, in collaborazione con Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) ha valutato quale strategia di gestione dell’inerbimento del vigneto tutela maggiormente la risorsa idrica nel suolo e quali possano essere i suoi effetti sulle viti. In un vigneto non irriguo sono state valutate diverse modalità di gestione dell’inerbimento: terreno lavorato, inerbimento spontaneo, e cover crop con terminazione per trinciatura o rullatura. I dati hanno evidenziato come il tipo di copertura e la modalità di terminazione della cover crop possono modulare il contenuto idrico e la temperatura del suolo. Dallo studio emerge come la competizione data dalla copertura vegetale del vigneto può essere sfruttata per adattare le piante allo stress idrico inducendo le viti ad essere più resilienti alla siccità.

La giornata si è conclusa con la visita in vigneto della prova curetage per il contenimento del mal dell’esca e un approfondimento delle problematiche stagionali (Emanuela Coller e Roberto Lucin, Fem). Il curetage o dendrochirurgia è un’operazione meccanica che prevede l’asportazione del legno cariato per mezzo di piccole motoseghe, eseguendo delle incisioni più o meno profonde nei ceppi di vite. Nella prova sono state confrontate un gruppo di piante trattate con curetage e un analogo gruppo di piante non trattate. Dopo sette anni di osservazione è emerso come questa tecnica abbia permesso di ridurre significativamente la ricomparsa dei sintomi e la mortalità di piante infette da mal dell’esca.

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