Interrogazione su mense scolastiche e pasti portati da casa
Diritto di scelta delle famiglie, e ricorso del Comune di Torino
Presentata dall'onorevole Silvia Fregolent (Pd)
"Al ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, al ministro della Salute, al ministro dell'Interno.
Per sapere, premesso che:
nel mese di giugno 2016 la Corte d'appello di Torino ha sancito il diritto per le famiglie di poter scegliere tra la mensa scolastica a pagamento e il pasto portato da casa, stabilendo che ciascun istituto debba adottare idonee misure organizzative in relazione alla specifica situazione logistica, indicando comunque che i principi da perseguire, per il consumo del pasto, debbano promuovere la coesistenza degli alunni e non la reciproca esclusione;
la Corte di Cassazione deve esprimersi sul ricorso presentato dal Comune di Torino e dal ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca;
la discutibile gestione con cui il Comune di Torino ha affrontato la vicenda del 'panino libero' delle mense scolastiche ha comunque prodotto e sta producendo gravi disagi per i lavoratori interessati, per l'utenza, e per quanto riguarda i bilanci finanziari dell'ente;
il calo sensibile degli incassi nelle mense di Torino (attualmente i bambini torinesi consumano, secondo fonti di stampa, circa un milione di pasti in meno all'anno) sta causando riduzioni di orario per i lavoratori del settore, mentre sarebbero circa 90 i posti di lavoro a rischio;
il Comune di Torino ha già stabilito che il refettorio delle scuole debba essere utilizzato esclusivamente dal servizio mensa e non per consumare il panino portato da casa in attesa di verificare la praticabilità dell'uso dei locali per entrambi i pasti. È quindi mancata in questi anni da parte dell'amministrazione comunale una programmazione capace di far coesistere le due tipologie di pasto, limitando i disagi e prevenendo riduzioni di personale e danni all'erario;
l'unica iniziativa del Comune di Torino è stata quella di ridurre i costi della mensa scolastica a scapito dei requisiti dei prodotti alimentari utilizzati: come testimonia l'iniziativa di Anac (Autorità nazionale anticorruzione) che su segnalazione del 'Comitato Caromensa' ha messo sotto 'inchiesta' il bando del 2018 sulla ristorazione scolastica, obiettando così all'amministrazione comunale di aver favorito una gara ridotta a una mera competizione economica, a scapito della qualità del cibo;
Anac ha aperto infatti l'11 marzo una istruttoria segnalando che le imprese si sarebbero aggiudicate la gara solo in base alla tariffa più bassa;
va segnalato come tale appalto sia il maggiore della città, per un valore complessivo di 95 milioni di Euro, e si sia concluso con un prezzo del pasto sceso fino a 3,98 Euro contro i 4,88 Euro dell'appalto precedente;
va inoltre rimarcato che ad aggiudicarsi il servizio di ristorazione scolastica, sempre secondo i media, dai nidi fino alle scuole media per il triennio 2018/2021, siano state la Eutourist New, parte del gruppo All Foods, e la RistorArt Toscana, poi bloccata dall'interdittiva antimafia disposta dal Tar della Toscana;
appare evidente all'interrogante l'incapacità dell'amministrazione di Torino, per quanto riguarda nel caso specifico la mensa scolastica, di tutelare i bilanci comunali, di assicurare un servizio di qualità per gli studenti compatibile con le attuali direttive del cosiddetto 'pasto portato da casa'; di garantire i livelli occupazionali e le professionalità impiegate–:
se i ministri interrogati siano a conoscenza delle criticità esposte in premessa e se non ritengano opportuno adottare iniziative, per quanto di competenza, anche normativa, affinché nell'erogazione del servizio-mensa sia assicurato un servizio di qualità per gli studenti compatibile con le attuali direttive, del cosiddetto 'pasto portato da casa' siano garantiti i livelli occupazionali e le professionalità impiegate e tutelati i bilanci comunali". (5-01703)
EFA News - European Food Agency