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Italia Olivicola: la ricetta per il rilancio dell'olio made in Italy

Il piano è stato presentato a TuttoFood, a Milano

A TuttoFood Italia Olivicola accende i riflettori sull’olio extravergine di oliva italiano e sulle opportunità di crescita a livello internazionale.

A TuttoFood Italia Olivicola accende i riflettori sull’olio extravergine di oliva italiano e sulle opportunità di crescita a livello internazionale. Le 57 organizzazioni di produttori appartenenti a Italia Olivicola fatturano annualmente 54 milioni di euro ed esportano in 43 paesi del mondo. Se l'Italia è il primo Paese al mondo per consumo complessivo di olio di oliva, con 600.000 tonnellate l'anno, si evidenza una diffusa volontà a livello politico e tra gli operatori della filiera olivicola nazionale di rilanciare il settore e superare la fase di appannamento che c'è stata dagli inizi degli anni duemila ad oggi. 

L'olivicoltura italiana vuole tornare a essere protagonista nello scenario internazionale. “Abbiamo il dovere di lavorare per trainare la nostra olivicoltura fuori dalla grande emergenza dovuta alle calamità naturali e alla xylella che purtroppo hanno falciato la produzione nazionale in questa campagna appena trascorsa – dichiara Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola –. Occorre impegnarsi, anche attraverso la nuova Pac ed un nuovo Piano Olivicolo Nazionale, su un percorso di ammodernamento degli impianti in grado di rendere i nostri uliveti competitivi e pronti a rispondere alle sfide dei mercati. La bandiera della produzione olivicola italiana è certamente quella della qualità che abbiamo il dovere di difendere perché è l'unica che può darci la possibilità di arrivare ai consumatori di tutto il mondo e di sbaragliare una concorrenza sempre più orientata al mero profitto”. 

A fronte di questo scenario di unicità, Italia Olivicola ha individuato 3 misure per portare avanti la rinascita, unitamente a interventi per la modernizzazione degli oliveti che devono essere la principale leva del prossimo piano olivicolo nazionale con il progetto per il recupero delle aree devastate dalla xylella. 

1. Presidiare meglio i mercati emergenti. Da un'analisi di Italia Olivicola è emerso che l'Italia è ancora leader in Germania e Canada, ma ha ceduto lo scettro di primo esportatore alla Spagna nel vasto e ricco mercato degli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di conquistare e ampliare la presenza nei Paesi con i più elevati tassi di crescita della domanda di olio di oliva. L’Italia è seconda dopo la Spagna in Cina, Russia, Messico, Giappone e occupa la terza posizione in Brasile, dopo Portogallo e Spagna. 

2. Esigere pratiche commerciali leali. Fino all'80% dell'olio extra vergine di oliva commercializzato nei punti di vendita della distribuzione organizzata è venduto in promozione, pratica che danneggia gli olivicoltori, soprattutto quando è attuata in modo prolungato nel tempo e durante la fase immediatamente successiva al raccolto.Si avverte la necessità di regolamentare le attività di promozione, tramite interventi legislativi europei e nazionali o, in alternativa, introducendo linee guida concordate tra le diverse categorie di operatorie economici coinvolti nella filiera. 

3. Puntare su un maggior consumo a livello mondiale. La domanda mondiale di olio di oliva ha superato la soglia di 3 milioni di tonnellate ed è aumentata dell'11% dal 2003 a oggi. A prevalere sono gli altri oli vegetali con il 97% del consumo mondiale, nonostante i benefici salutistici associati con il consumo di olio di oliva. Dal 2003 ad oggi, la domanda pro capite annuale di olio di oliva è diminuita da 0,452 a 0,391 litri. A frenare la diffusione del prodotto ci sono soprattutto due fattori: la scarsa conoscenza delle caratteristiche qualitative, le politiche protezionistiche praticate da molti Paesi terzi rispetto all'Unione europea. Lo scorso anno, l'India ha aumentato i dazi all'importazione sull'olio extra vergine di oliva dal 12,5% al 30%.  

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EFA News - European Food Agency
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