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Zuccheri, anche i succhi di frutta 100% naturali nel mirino

Uno studio americano (criticato) li associa all'aumento del rischio di mortalità

Le bibite gassate e il loro contenuto di zucchero sono da tempo sotto osservazione da parte della comunità scientifica, ma i succhi di frutta al 100% erano finora percepiti come prodotti salutari e benefici. Ma è possibile che anche il consumo di questi prodotti possa essere associato a un aumento del rischio di mortalità? 

È quello che ha indagato lo studio americano "Association of Sugary Beverage Consumption With Mortality Risk in US Adults. A Secondary Analysis of Data From the REGARDS Study", a cura  di  Lindsay J. Collin, MPH della Emory University di Atlanta (Georgia) et al., pubblicato dal Jama - Journal of American Medical Association, il 17 maggio scorso (vedi allegato).

Lo studio ha esaminato una coorte di 13.440 adulti di età pari o superiore a 45 anni osservati per una media di 6 anni, notando che ogni dose aggiuntiva di 12 once di bevande zuccherate al giorno era associata a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause, superiore dell’11%, mentre un aumento di 12 once al giorno di succo di frutta era associata a un rischio di mortalità per tutte le cause superiore del 24%. Associazioni simili non sono state però osservate per il consumo di bevande zuccherine e la mortalità per malattia coronarica.

L’indagine ha valutato il consumo delle bevande zuccherate e del succo di frutta al 100% utilizzando un questionario di frequenza alimentare convalidato e utilizzando categorie di consumo allineate ai limiti raccomandati per l’assunzione di zuccheri aggiunti come percentuale dell’energia totale (TE <5%, 5% < 10% e ≥10%) e incrementi di 12 once.

Secondo gli autori, “questi risultati suggeriscono che il consumo di bevande zuccherate, compresi i succhi di frutta, è associato alla mortalità per tutte le cause. Sono necessari studi ben potenziati e a più lungo termine per conoscere la loro associazione al rischio di mortalità per malattia coronarica”. 

Non mancano però critiche allo studio e, in particolare, alla metodologia seguita. La British Soft Drink Association ha dichiarato che lo studio è fuorviante. Gavin Partington, direttore generale, sostiene: “Tutte le fasce d’età nel Regno Unito non sono in linea con il consumo giornaliero previsto di frutta e verdura, quindi avvertite di non consumare una piccola porzione da 150 ml di puro succo di frutta – che conta come una delle vostre cinque porzioni al giorno – rischia di portare la gente a rinunciare ai benefici vitaminici e fitonutrienti del succo di frutta che questo studio riconosce. La nostra ricerca dice che adulti e adolescenti che bevono succo di frutta hanno circa il doppio delle probabilità di raggiungere il loro minimo raccomandato di cinque porzioni al giorno, rispetto ai non bevitori”. 

Anche gli industriali italiani hanno sollevato perplessità. Danilo Iorio, presidente del Gruppo Succhi e Nettari di frutta dell’Unione Italiana Food, spiega che “nel 2018 la Nutrition Foundation of Italy (ente sostenuto da una ventina di aziende italiane, ndr), ha pubblicato uno speciale sulla rivista Alimentazione, Prevenzione & Benessere sul ruolo nutrizionale dei succhi di frutta 100% in una sana alimentazione in cui si ribadisce il fatto che il consumo moderato di tali succhi, inserito in una dieta varia e corretta, sembra esercitare alcuni effetti favorevoli sul profilo lipidico e sulla pressione arteriosa. Non ci sono, invece, evidenze circa l’associazione tra un consumo moderato di succhi di frutta 100% e un rischio di obesità o diabete di tipo 2“. 

In allegato, lo studio Association of Sugary Beverage Consumption With Mortality Risk in US Adults.

Allegati
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