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Istat, nella produzione industriale l'Italia salvata dall'alimentare

Vacondio (Federalimentare): "Grazie soprattutto all'export"

L’industria alimentare italiana corre più forte di ogni altro grande settore. Il dato emerge dalle ultime rilevazioni Istat sulla produzione. Nel mese di aprile il comparto alimentare registra, su indici a parità di giornate lavorative, un aumento del +4,9% sullo stesso mese dell’anno precedente. Nel 1° quadrimestre, il settore mostra così un aumento del +2,2%. Al contrario, l’industria italiana nel suo complesso evidenzia a sua volta, ad aprile, un calo del -1,5%, mentre nel primo quadrimestre mostra una variazione del -0,7%. Il settore conferma ancora, perciò, sia nel mese che nel quadrimestre, un andamento migliore di quello del totale industria, come emerso già negli ultimi mesi 2018.

Come spiega il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio: “questa performance nasce dalla spinta specifica delle vendite pasquali e soprattutto dal consolidato trend dell’export, che è sempre più il fattore trainante del settore alimentare, mentre sui consumi interni non registriamo la stessa vivacità di fondo”. 

Sui tredici macrocomparti censiti dall’Istat, in ogni caso, solo quattro evidenziano variazioni positive. E tra questi l'alimentare appare decisamente il migliore. Fra i trend in crescita seguono nel periodo, le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+1,4%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+0,5%), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche” (+0,2%). Mentre scivolano nettamente in negativo, in particolare la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,7%), la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo”(-3,7%), i mezzi di trasporto (-3,6%) e i prodotti farmaceutici (-3,6%).

Questi i comparti alimentari più positivi rispetto all’andamento medio di settore: la “distillazione, rettifica e miscelatura degli alcolici” (+23,9%), il “pane e prodotti di pasticceria freschi” (+8,4%), i “succhi di frutta e ortaggi” (+7,6%), l’“alimentazione per animali” (+6,7%), i “vini da uve” (+5,9%), il “cacao, cioccolato, caramelle e confetterie” (+5,2%) e la “birra” (+5,1%).

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