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Olio: Unaprol, stop a extravergine "allargato"

Granieri: stringere maglie su criteri qualità con acidità sotto lo 0,4%

Gli oli di oliva non sono tutti uguali e la definizione di extravergine deve tornare a essere riservata solo a quelli migliori con acidità massima fra lo 0,3% e lo 0,4%, spiega Granieri, presidente di Unaprol

Bisogna stringere le maglie dei criteri di qualità garantendo la definizione di “extravergine” solo agli oli di oliva migliori con un tasso di acidità sotto lo 0,4% dimezzandolo rispetto allo 0,8% attuale. Lo chiede Unaprol (il consorzio nazionale degli olivicoltori) in occasione del tavolo di confronto con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sul problema del crollo dei prezzi causato dai prodotti spagnoli e tunisini che stanno invadendo il mercato con quotazioni poco sopra i 2 euro al chilo che stanno trascinando al ribasso gli oli di alta qualità italiani con una caduta delle quotazioni del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

"Gli oli di oliva non sono tutti uguali e la definizione di extravergine deve tornare a essere riservata solo a quelli migliori con acidità massima fra lo 0,3% e lo 0,4% - spiega Granieri, presidente di Unaprol –. Bisogna intervenire sull’International Olive Council (Oiv) perché con gli standard internazionali che permettono di etichettare come extravergine quello con acidità fino allo 0,8% c’è poca chiarezza sulle caratteristiche dell’olio di oliva e si favoriscono speculazioni e inganni. Basta con queste maglie troppo larghe che includono produzioni intensive come quelle spagnole che da sole rappresentano più di un terzo delle oltre 3 milioni di tonnellate spremute a livello mondiale". 

"Nei soli primi otto mesi dell’anno – denuncia Unaprol – c’è stato un balzo del 45% nell’arrivo in Italia di olio iberico per un quantitativo di oltre 298 milioni di chili spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con immagini in etichetta e marchi storici, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati. La Spagna si conferma nel 2019 il primo importatore in Italia con il 76% del totale dell’olio straniero che arriva nella Penisola, seguita da Grecia, Tunisia e Portogallo. Il risultato è un’invasione sugli scaffali dei supermercati di prodotti di scarsa qualità a prezzi stracciati proprio nel momento in cui sta arrivando l’olio nuovo nazionale". 

Quest’anno la produzione italiana dovrebbe superare le 321mila tonnellate con un incremento di quasi l’84% rispetto alla scorsa stagione, con i record della Puglia e della Calabria che fanno registrare balzi del 165% e del 188% in confronto al 2018, spiega Coldiretti su stime Unaprol/Ismea. "In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato per approfittare dell’ottima annata Made in Italy, il consiglio è quello di guardare con più attenzione le etichette – spiega Unaprol – e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. Un olio extravergine di oliva (evo) di qualità deve essere profumato all’esame olfattivo deve ricordare l’erba tagliata, sentori vegetali e all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante, gli oli di bassa qualità invece puzzano di aceto o di rancido e all’esame gustativo sono grassi e untuosi. Riconoscere gli oli evo di qualità significa acquistare oli ricchi di sostanze polifenoliche antiossidanti fondamentali per la salute".

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