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Spreco/2: Basta parlare di doggy bag, oggi c'è il "rimpiattino"

Maria Chiara Gadda: "Il nome ideato dal progetto Fipe aiuta a educare contro lo spreco"

Come ricordato dal'Osservatorio social (vedi notizia di EFA News), l’ostacolo più grande nella lotta agli sprechi alimentari continua ad essere quello sociale e culturale: nonostante infatti la ormai larga disponibilità dei ristoranti ad offrire doggy bag o altre soluzioni che permettano di portare a casa gli avanzi, il 56% degli italiani ammette di non pensarci mai o di vergognarsi a richiederle. In questo senso, il progetto del "rimpiattino" della Fipe, presentato nell'ultima edizione di Host a Milano, con la sperimentazione avviata un anno fa per introdurre anche in Italia la cultura della doggy bag, è stata un successo, a partire proprio dal nome.

Come ha spiegato l'on. Maria Chiara Gadda a EFA News, "la ricerca del nome da parte della Fipe è stato un bel progetto per coinvolgere le persone, perchè quando si dà un nome alle cose ci si sente poi tutti più coinvolti. È un progetto importante perché in costante progressione: sicuramente sono dei numeri che non soddisfano tutti i numeri della ristorazione, ma come ogni cosa servono dei simboli e dei messaggi. Dobbiamo educare: il cittadino deve togliersi quella vergogna che ancora caratterizza tante persone nel chiedere di poter portare a casa quello che si è ordinato e pagato, semplicemente per una barriera di tipo culturale; ed è la stessa barriera che dobbiamo rimuovere anche dal lato della ristorazione, perché deve essere motivo di vanto poter dire che quello che si è cucinato con cura e professionalità può essere può essere recuperato". 

L'on. Gadda è stata la promotrice della nota legge antispreco. "La legge 166 del 2016  - precisa la Gadda - è importante per aver valorizzato e reso possibile la donazione su base volontaria, agendo sulla leva della convenienza. L'Italia in pochi anni ha fatto dei grandi passi in avanti. Le donazioni sono aumentate sopra la media nazionale del 25% con delle punte molto interessanti anche nel sud Italia, perché noi abbiamo una fotografia di un’Italia che sul fronte del recupero e della donazione o anche sull'innovazione, aveva una consuetudine nel centro-nord Italia. Ci sono poi delle regioni eccellenti anche al sud: penso la Puglia per esempio, che ha standard anche paragonabili al nord Italia, la Lombardia, l’Emilia Romagna, che sono partite da tanti anni su questo. Però per me il dato più interessante è legato a questo: che la legge ha reso possibile quello che sembrava impossibile in passato, semplificando chiarendo chi può fare, che cosa e con che responsabilità. Oggi nessuno può più dire che non si può donare. Eventualmente dirà che non lo si vuole fare".

agu - 9888

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