Premiati Oleifici Barbera: la Sicilia diventa globale
Cresce la presenza sul mercato brasiliano, nel segno di innovazione e sperimentazione
Manfredi Barbera (AD) racconta a EFA News l'ascesa di un prodotto che guarda sempre più al Nuovo Mondo.
Premiati Oleifici Barbera è tra le dieci imprese premiate da Intesa Sanpaolo per la tappa Agribusiness della VI edizione di “Imprese Vincenti” (leggi notizia EFA News), il programma della Divisione Bancaria dei Territori dedicato alle Pmi che esprimono il meglio dell’imprenditoria italiana per solidità dei risultati, capacità di innovare e radicamento nei territori. Per l’azienda siciliana ha partecipato all’evento Manfredi Barbera, amministratore delegato e rappresentante della quarta generazione della famiglia fondatrice, per l'occasione intervistato da EFA News.
Dottor Barbera, quali fattori hanno fatto della vostra azienda una "impresa vincente"?
E' stata una bella soddisfazione, devo dire che con Intesa Sanpaolo si è instaurato un rapporto molto bello, di grande stima e fiducia reciproca. Con la nostra controllata americana, la Barbera Usa stiamo aprendo un rapporto anche con la filiale americana di Intesa, quindi stiamo crescendo con loro e loro ci stanno accompagnando in questa crescita. Questo riconoscimento è un grande onore per noi, però è in primo luogo un punto di partenza, quindi speriamo di avere anche altri tipi di riscontri positivi.
Nelle scorse settimane, lei si è recato in Brasile, uno dei mercati esteri in più forte crescita per il vostro prodotto: che bilancio trae da questa trasferta?
Questa missione in Brasile rientra in un programma che abbiamo voluto mettere in campo, nella misura in cui, il mercato nordamericano, già da un anno, ha dato segnali di difficoltà, in primo luogo per il discorso dei dazi. Quindi noi abbiamo subito cercato di investire anche in altri mercati. In Brasile eravamo già presenti ma siamo andati a San Paolo a partecipare ad Apas Show, una fiera molto importante per i supermercati e devo dire che abbiamo avuto dei dei buoni riscontri. Stiamo attivando dei nuovi clienti e abbiamo messo in campo anche un contratto nuovo. Trovare mercati alternativi al Nord America è diventata una grande priorità, per tutto l'agroalimentare italiano.
Siete molto legati alla vostra tradizione territoriale siciliana e, al contempo, avete sviluppato un export parecchio robusto: ci può parlare di questi due aspetti virtuosi?
Da parecchi anni abbiamo fatto la scelta di investire sull'internazionalizzazione e ci abbiamo creduto così tanto che oggi l'azienda fattura più del 60% in oltre 40 Paesi, mentre la quota del mercato domestico è del 40%. Oggi sta diventando sempre più irrinunciabile sia diversificare le proprie vendite, sia diversificare sui mercati ma anche diversificare i target di riferimento. Si tratta, quindi, di dirigere le nostre azioni sui mercati per quanto riguarda il retail ma anche per quanto riguarda l'Horeca. Possiamo dire che per noi la diversificazione è un quasi un dogma, quindi l'unica specializzazione che vorremmo avere è quella della qualità perché abbiamo sempre avuto il riscontro che la qualità, anche se è una strada più lenta, è comunque una strada granitica, che non si smonta così facilmente.
Può parlarci del progetto dell'uliveto sperimentale sviluppato assieme all'Università di Palermo?
Dieci anni fa, assieme all'Università di Palermo, abbiamo impiantato un campo sperimentale dove abbiamo messo tutte e 25 le varietà di Ulivo siciliano che sono comprese nel disciplinare di produzione del Igp Sicilia. Abbiamo monitorato queste piante per più di sei anni, annotando quindi tutte le performance produttive in termini di resa in olive e resa delle olive in olio, i fattori nutraceutici e anche i fattori organolettici. Dopo questi sei anni abbiamo fatto venire dei nostri colleghi portoghesi di un'azienda che ha quasi 5000 ettari di super intensivo per farci consigliare, per verificare anche con loro quali di quelle 25 varietà potevano adattarsi a un sistema di coltivazione intensiva. Lo scorso ottobre, abbiamo fatto il primo abbiamo raccolto i primi 16 ettari in una giornata: un risultato notevole perché, raccolte a mano, quelle olive avrebbero avuto bisogno di almeno dieci persone e ci sarebbe voluto almeno 2-3 settimane. Una grande innovazione, quindi, proprio sta nel fatto che quando tu decidi che il frutto è pronto, potendo raccoglierlo in una sola giornata, tu fissi nel frutto la qualità migliore e ottieni un olio spettacolare.
Quali sono le sfide più importanti che avete dovuto affrontare negli ultimi anni?
I fattori geopolitici purtroppo hanno un elemento di imprevedibilità che trova delle risposte davvero molto difficili, quindi si naviga a vista. Per quanto riguarda le altre sfide, quella del cambiamento climatico è un fatto che stiamo monitorando da almeno 4-5 anni: stiamo raccogliendo i dati e li stiamo mettendo dentro il database, cercando di capire quali sono le azioni da fare per gestire il fattore cambiamento climatico. Per il resto, continueremo sempre a investire in ricerca e sperimentazione e, soprattutto, anche in formazione del personale. Diciamo che ricerca e formazione sono le due chiavi per poter portare avanti con successo un'azienda.
EFA News - European Food Agency