L'università di Torino sfida il divieto della carne Frankenstein
Il gruppo di ricerca CultMeat dà il via al progetto Colemus
Mentre a Sagunto, cioè a Roma, si vieta la carne coltivata, a Torino l'Università si dà da fare per rendere "etica" la bistecca alla Frankenstein. Fuori di metafora, l'ateneo torinese si dedica al progetto di ricerca Colemus (dal latino, significa "noi coltiviamo) del gruppo CultMeat (cofinanziato dalla Lav, la Lega antivivisezione) che sviluppa protocolli di agricoltura cellulare per una carne coltivata sempre più etica, efficiente e priva di componenti di origine animale. Il progetto Colemus punta a sviluppare sistemi di coltura cellulare completamente privi di componenti di origine animale, rendendo la carne coltivata sempre più coerente con i principi di tutela degli animali e più facilmente trasferibile su scala industriale.
La donazione di Lav finanzia la borsa di studio assegnata, tramite concorso pubblico, a Sveva Bottini, ricercatrice specializzata nel settore della carne coltivata, che porterà avanti le attività di laboratorio coordinate dal Alessandro Bertero e da Tiziana Francesca Cannizzo presso i dipartimenti di Biotecnologie molecolari e Scienze per la salute e di Scienze veterinarie dell'università di Torino.
Negli ultimi anni il gruppo CultMeat ha già sviluppato sistemi avanzati di coltura cellulare e realizzato i primi micro-tessuti muscolari tridimensionali, risultati che confermano la fattibilità della tecnologia e costituiscono la base delle attività che saranno sviluppate grazie alla nuova borsa di studio. Tra gli obiettivi della ricerca c'è l'eliminazione del siero fetale bovino e di qualsiasi altro derivato animale dai protocolli di coltura, un passaggio fondamentale per rendere questa tecnologia pienamente coerente con i principi di tutela degli animali.
Per LAV sostenere questa ricerca significa investire in un'innovazione che può contribuire a ridurre la dipendenza dagli allevamenti intensivi e dalla macellazione, favorendo lo sviluppo di alternative alimentari che eliminino progressivamente lo sfruttamento animale lungo tutta la filiera produttiva.
In Italia il divieto introdotto nel 2024 ha rallentato gli investimenti nel settore, mentre la carne coltivata è ancora sottoposta al percorso di valutazione scientifica e autorizzazione previsto dall'Unione europea. L'Italia ha effettivamente un divieto sulla carne coltivata: la legge n. 172 del 1 dicembre 2023 vieta la produzione ed il commercio della carne coltivata in Italia. Al momento essa è prodotta e in commercio soltanto a Singapore. Il disegno di legge è stato presentato il 7 aprile 2023 dal ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida e dal ministro della salute Orazio Schillaci, discusso al senato il 18 luglio 2023, poi votato alla camera il 16 novembre 2023 con 159 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astenuti e infine pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di fatto questa legge rende l'Italia il primo paese al mondo a bandire per legge la carne coltivata.
La legge:
- vieta la produzione e l'immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati (Gazzetta Ufficiale);
- vieta anche il cosiddetto "meat sounding": i prodotti vegetali non possono usare parole che ricordano prodotti animali, come "burger", "cotoletta" o "bistecca".
Come detto, la legge 172/2023 è oggi l'unico esempio al mondo di divieto statale in questo campo. La carne coltivata non è comunque ancora autorizzata nell'Unione Europea, quindi il divieto italiano non è (per ora) in contrasto con la normativa UE.
Questo è lo scenario in cui si ibsrrisce questa presa di posizione di Lav e dell'Università di Torino. “Siamo grati a Lav per questo importante contributo - sottolinea Alessandro Bertero, associate professor dell'Università di Torino e responsabile del gruppo di lavoro CultMeat - che rappresenta un riconoscimento del valore scientifico ed etico della nostra ricerca. Il supporto alla borsa di studio ci permetterà di accelerare lo sviluppo di tecnologie sostenibili e scalabili per la carne coltivata. Questo sostegno assume un valore ancora maggiore in un momento in cui gli investimenti nel settore si sono ridotti e il quadro normativo italiano, con la legge 172/2023, ha introdotto un divieto di produzione e commercializzazione prima che questa tecnologia potesse completare il percorso di valutazione e autorizzazione previsto a livello europeo”
Aggiunge Domiziana Illengo, responsabile area alimentazione vegana di Lav: "con questo contributo diamo un segnale concreto: la ricerca sulla carne coltivata va sostenuta e valutata sulla base delle evidenze scientifiche. Investire in tecnologie che possano contribuire a ridurre lo sfruttamento animale significa favorire lo sviluppo di un sistema alimentare più giusto, sano, etico e sostenibile. Accanto all'incremento delle produzioni vegetali, anche la ricerca su alternative alla macellazione può svolgere un ruolo importante nella transizione alimentare. Supportare il lavoro della Dr.ssa Bottini e del team CultMeat significa contribuire, fin da oggi, a costruire nuove opportunità per superare progressivamente lo sfruttamento animale nella produzione alimentare”.
EFA News - European Food Agency