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CLARA MOSCHINI

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La guerra costa cara al made in Italy in Medio Oriente

In un anno di conflitto persi oltre 2,16 miliardi di euro di export

Le imprese italiane stanno pagando il prezzo più alto della nuova guerra nel Golfo, quella scoppiata a febbraio 2026 tra Usa e Iran. Ebbene, negli ultimi dodici mesi, conclusi a giugno 2026, l’export italiano sul mercato mediorientale è stato pari a 26,388 miliardi di euro: soltanto nei primi quattro mesi della guerra del Golfo, da marzo a giugno 2026, registra una caduta di 2,162 miliardi di euro pari a una flessione del 22,7% su base annua, di 14 punti più intensa del -8,7% della media UE. 

Lo rileva un’analisi di Confartigianato che mette in evidenza l’impatto del conflitto Usa-Iran sulle nostre aziende. Secondo l'analisi, il calo del 22,7% è la maggiore perdita di export tra tutti i Paesi europei: corrisponde al 46,1% dei 4,7 miliardi di minori esportazioni registrate dall’Ue nei paesi mediorientali tra marzo e giugno, pari al -8.7%.

Il fatto è che la persistenza delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà negli scambi internazionali rischia di allargare i suoi danni alla domanda estera di produzione e agli investimenti delle imprese, frenando i processi di crescita: come evidenziato nell’aggiornamento della congiuntura di agosto, secondo le stime preliminari Istat, l’Italia nel secondo trimestre del 2026 segna un aumento del pil dello 0,2% sul trimestre precedente, un ritmo che nel confronto internazionale è in linea con la crescita di Francia e Germania.

Tornando alla nuova guerra del Golfo Persico, dopo quella dell’Italia, la perdita più consistente di vendite in Medio Oriente è quella della Spagna, con 802 milioni di euro in meno, seguita dalla Germania, che registra una riduzione di 640 milioni: più distante il Belgio che lascia sul terreno 348 milioni (-8,2%). Più contenute le riduzioni di Svezia (-256 milioni; -21,8%) e Paesi Bassi (-241 milioni; -3,9%). La Francia, terzo esportatore europeo nell’area mostra, invece, una sostanziale tenuta, con un incremento dello 0,3% (+17 milioni di euro). 

Nei primi quattro mesi di guerra il maggiore calo di export italiano si è registrato negli Emirati Arabi Uniti ed è pari a 879 milioni di euro (-27,3%). Seguono il Kuwait con una diminuzione di 649 milioni (-73,6%), il Qatar con 345 milioni (-52,2%), l’Iraq con 129 milioni (-40,7%), l’Iran con 70 milioni (-52,6%) e il Bahrain con 55 milioni (-51,2%).

Per l’Italia il deterioramento degli scambi con il Medio Oriente assume una rilevanza particolare anche per la composizione del made in Italy esportato nell’area, caratterizzato dalla presenza di produzioni manifatturiere con una diffusa presenza di Mpi, ossia micro e piccole imprese, nelle filiere dell’export. 

Secondo Confartigianato, negli ultimi dodici mesi chiusi a giugno 2026, nei settori manifatturieri a maggiore presenza di MPI (micro e piccole imprese), ossia alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria, le esportazioni verso l’area valgono 7,703 miliardi di euro pari al 29,2% del totale export verso il mercato mediorientale. Nei quattro mesi di guerra questi comparti registrano complessivamente un calo del 17,3%. 

La moda è il comparto più penalizzato, con una flessione complessiva del 33,7% e un crollo del 44,1% per pelletteria e prodotti in pelle. Il settore dei macchinari, principale voce dell’export italiano nell’area, registra una flessione delle vendite del 18,6%. Seguono i mobili, in calo del 14,4%, e il comparto della gioielleria che scende del 14,9%. L’alimentare è quello che sta perdendo dimeno, mostrando una diminuzione del 7,7%.

La classifica delle regioni italiane che hanno subito il calo più marcato dell’export manifatturiero in Medio Oriente vede al primo posto il Veneto (- 26,3%), seguito da Emilia-Romagna (-12,9%), Lombardia (-9,1%) e Toscana (-3,0%). A livello provinciale, le maggiori perdite si concentrano a Bergamo (-27,5%), Vicenza (-25,9%), Milano (-15,5%) e Firenze (-6,5%).

"Gli effetti della guerra nel Golfo si stanno moltiplicando. Le nostre imprese - spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato - non subiscono soltanto l’aumento dei costi energetici. Il calo dell’export verso il Medio Oriente è particolarmente preoccupante perché coinvolge filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende. Oltre a misure per attenuare l’impatto dei rincari energetici, è più che mai necessario rafforzare le condizioni che permettono ai nostri imprenditori, soprattutto quelle di minori dimensioni, di continuare a esportare, anche diversificando i mercati di destinazione, investire e competere a livello mondiale”.
 

Fc - 62650

EFA News - European Food Agency
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