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CLARA MOSCHINI

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Latte, frutta e verdura a scuola: chi mangia?

Da Bolzano emergono le "magagne": i ritardi nelle consegne rendono vani i programmi Ue per l'alimentazione salutare

Vengono fuori oggi le prime "magagne" che colpiscono alcuni programmi europei di tutto rispetto come quello che varò l'abitudine di una sana alimentazione nelle scuole europee. Era il 1977 quando l'allora Mercato comune europeo, il Mec, parte della Comunità economica europea nata nel 1957, istituì il cosiddetto "programma Latte nelle scuole" per la distribuzione di latte e prodotti lattiero-caseari ai bambini e ragazzi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. Trentadue anni dopo, ossia nel 2009, ecco che l'Unione europea (Ue) ha introdotto anche il programma "Frutta e verdura nelle scuole". 

Parliamo di 2 programmi che, insieme, mirano a promuovere il consumo regolare di frutta, verdura e latte tra i bambini, nonché a incoraggiare abitudini alimentari sane: basti dire che oltre alla distribuzione degli alimenti, sono previste anche attività didattiche di accompagnamento. 

Durante l’anno scolastico 2024/2025, in tutti i Paesi UE eccetto la Grecia, sono stati oltre 19 milioni i bambini e ragazzi (appartenenti a 143.000 scuole) che hanno aderito a uno o entrambi i suddetti programmi scolastici. L’UE ha sostenuto gli Stati membri con 132 milioni di euro per i programmi dedicati a frutta e verdura e con 89 milioni di euro per quelli dedicati al latte. 

L’offerta è focalizzata principalmente su frutta e verdura fresche e latte da bere, accanto ai quali i Paesi UE possono distribuire anche alimenti trasformati come succhi, yogurt o formaggi. I prodotti contenenti zuccheri, sale, grassi, edulcoranti o aromi artificiali aggiunti ne sono quasi del tutto esclusi.

In Italia, i due programmi sono di competenza del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Nell’anno scolastico 2024/2025, 1,2 milioni di bambini di 8.990 scuole primarie hanno partecipato al programma per frutta e verdura e/o al programma per il latte. Nelle scuole sono state distribuite 2.571 tonnellate di prodotti ortofrutticoli, per un valore di 7,5 milioni di euro: il 45% di questi prodotti riportava un’indicazione di origine (IGP o DOP), ma solo lo 0,2% (in valore) proveniva da agricoltura biologica. Nell’ambito del programma latte sono state distribuite alle scuole 633 tonnellate di latte, 361 tonnellate di yogurt e 63 tonnellate di formaggio. 

A farsi sentire per denunciare una situazione a dir poco kafkiana è la Ripartizione Pedagogica della Provincia di Bolzano sottolineando che la distribuzione di frutta, verdura e latte (e derivati) nelle scuole partecipanti avviene solitamente in 30 giornate tra novembre e aprile e che, a ciò, si aggiungono unità didattiche sull’alimentazione sana. 

Tuttavia, e qui sta la querelle che viene fuori adesso, i problemi di consegna sembrano essere all’ordine del giorno: a livello nazionale, il 38% delle scuole intervistate ha segnalato criticità nella distribuzione di frutta e verdura, in particolare per quanto riguarda quantità, qualità, puntualità e affidabilità delle consegne, mentre il 21% ha segnalato problemi legati alla distribuzione del latte e dei prodotti lattiero-caseari.

“La percentuale di frutta e verdura biologica è sorprendentemente bassa - osserva Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti - Nel 2017/2018 rappresentava ancora il 14,3% del valore complessivo, mentre nel 2024/2025 è scesa a un irrisorio 0,2%. E questo nonostante, secondo i docenti, la frutta e la verdura biologiche siano ogni anno quelle più apprezzate dai bambini”.

Anche altri risultati della valutazione annuale in Italia appaiono contraddittori e sollevano dubbi sull’efficacia dei programmi. Sebbene quasi il 77% dei genitori intervistati abbia dichiarato che il proprio figlio o la propria figlia, durante la partecipazione al programma di frutta e verdura, abbia mangiato più frutta e verdura rispetto a prima, secondo il rapporto 2024/2025 l’accettazione di frutta e verdura tra i bambini che hanno partecipato al programma non è significativamente superiore a quella dei bambini che non vi hanno preso parte. 

Anche la conclusione della valutazione a livello UE 2017-2022 risulta ambivalente: secondo tale valutazione, i programmi scolastici per frutta, verdura e latte avrebbero un impatto solo limitato sulle abitudini alimentari generali. Tuttavia, i bambini che altrimenti avrebbero un accesso ridotto a frutta e verdura trarrebbero beneficio dai programmi. In definitiva, sempre secondo la valutazione UE, molti Stati membri riterrebbero che i vantaggi dei programmi UE compensino gli sforzi e le difficoltà legate alla loro attuazione.
 

Fc - 62872

EFA News - European Food Agency
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