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"Report": il caffè italiano fa schifo, impariamo da Starbucks

Incredibile spot della trasmissione di Raitre per l'azienda Usa appena sbarcata in Italia

A distanza di 5 anni da una controversa trasmissione che suscitò un vespaio di polemiche, i giornalisti di Report tornano con una nuova inchiesta sul caffè in Italia, con conclusioni pressoché analoghe al reportage precedente: gli italiani sono un popolo totalmente ignorante sul caffè, se lo gustano ampiamente rancido, non sanno tostarlo. Per supportare tesi ampiamente opinabili,  la trasmissione andata in onda il 3 giugno ha ingaggiato di nuovo l'"esperto", Andrej Godina presentato con la qualifica di "Dottore in Scienza del Caffè Assaggiatore Professionista". Godina è un personaggio noto nel mondo del caffè, specializzato tra l'altro nell'analisi sensoriale, ma non risulta esattamente un esperto indipendente essendo presidente, tra l'altro, di un organismo di formazione che possiede anche delle piantagioni "ecosostenibili" che esportano caffè in vari posti del mondo, Italia compresa.

Si parte da Gambrinus e in definitiva sotto accusa è soprattutto il caffè napoletano, reo di essere quasi sempre rancido e, cosa ancor più grave, essere frutto di una miscela ampiamente ricca della specialità Robusta. Ma a Report, e ai suoi esperti, la Robusta non piace, e i napoletani dovrebbero smetterla una buona volta e decidersi a utilizzare l'Arabica, specialità molto più gradita al mondo di Godina e degli specialty coffee. Arabica e Robusta, per la cronaca, sono le due macro categorie di caffè che differiscono per le caratteristiche organolettiche che le contraddistinguono. 

Mettere a confronto il caffè napoletano, che contiene maggiore quantità di Robusta, con l'altra categoria che piace tanto a Godina appare quantomeno singolare. Altra grave colpa dei napoletani, poi, è quella di non voler svelare i segreti delle loro miscele, cosa che ai giornalisti di Report appare ovviamente sospetta. 

Il confronto col resto d'Italia è ancora più impietoso. Di degustazione in degustazione l'esperto Godina trancia sentenze e appioppa voti insufficienti a tutti, tranne ai pochi eletti coffee specialty. Ma dei quali non si precisano i prezzi: però, dal menu sfogliato da uno di questi si intravedono grazie alla telecamera i prezzi a tazza: 3 euro, 4 euro, 3,5 euro... 

Perfino il bar della Rai non resta indenne, con il distributore automatico che si becca un bel 2, e il caffè servito al banco una secca insufficienza. Chissà se il povero barista era cosciente di essere intervistato (conoscendo il metodo Report ne dubitiamo). Il conduttore ammette di berne da quel bar 7-8 al giorno, che è un po' come dire di sputare nella tazzina dove si beve (e sul prezzo calmierato garantito ai dipendenti Rai).

Chi può salvarci da questo sfacelo? Niente meno che... Starbucks. Sì perchè, risalendo la penisola si finisce a Milano, nella roastery che la multinazionale americana ha aperto a piazza Cordusio. Qui è tutto meraviglioso, le etichette sono perfette, le miscele trasparenti, i dipendenti cortesi e formati, e il direttore generale parla mieloso "di uno spirito di condivisione" che la multinazionale ha voluto portare in Italia. Forse è anche lui stupito del trattamento stranamente gentile riservatogli dagli in genere arcigni inviati della trasmissione. 

Ma in Rai una volta non era vietato parlare o evidenziare i marchi commerciali? La regola vale solo per le aziende italiane? Sì perchè è tutto un panegirico della multinazionale americana, un trionfo di eticità, competenza, attenzione alla qualità e chi più ne più ne metta. Intanto, l'inviato di Report omette di specificare che non ci troviamo di fronte a un negozio ordinario di Starbucks, ma a una specialissina Roastery (la catena ne ha 5 in tutto il mondo), una sorta di flagship con torrefazione che serve anche tutti gli altri locali "ordinari" della catena. Sarebbe stato interessante che Godina si fosse esercitato nella degustazione in uno dei locali molto più modesti già aperti da Starbucks, come quello tristanzuolo aperto nell'anonimo piazzale laterale della stazione Centrale che funge da parcheggio per i pullman.  

Peccato poi che l'inchiesta trascuri un piccolissimo dettaglio: quanto costa il caffè nella Roastery di Starbucks? Ve lo diciamo noi: l'espresso classico costa 1,80 euro esattamente l'80% in più del Gambrinus a Napoli. Il marocchino arriva a 3,5 euro, l'americano 4,5. E poi varie miscele che arrivano a 6-7 euro a tazza, 5 euro per i caffè shakerati. Poi per 14 euro si può provare il metodo Clover, tre tazze di caffè preparate attraverso una tecnica particolare che prevede che la la polvere di caffè venga filtrata con una rete metallica finissima. E poi si passa alle gran riserve coi prezzi che volano, fino ai 39 euro l'etto - sì avete letto bene: 100 grammi - dell’Hawaii Ka’U, note al cioccolato, latte e mandorla.

Insomma, come spiega il conduttore al termine della trasmissione, "deve venire Starbucks a spiegarci come si fa e si deve gustare il vero caffè".

Come direbbe Totò, "ma mi faccia il piacere!".

agu - 7912

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