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Etica nippo-britannica per i legumi pugliesi

Non solo pomodori alla Princes, ma anche lenticchie, ceci e fagioli. Al ritmo di 100 milioni di scatole l’anno

Il parere dell’AD Gianmarco Laviola

Terminata la campagna, il colosso non dorme. La più grande fabbrica d’Europa per la trasformazione del pomodoro, la Princes Industrie Alimentari di Foggia, società controllata dal gruppo Princes di Liverpool, a sua volta partecipata al 100% dai giapponesi della Mitsubishi corporation, continua a produrre a pieno regime.

Sono i legumi a fare infatti la parte del leone nel periodo invernale, sia quelli locali, coltivati nel Tavoliere, che altre varietà provenienti dal Nord e Sud America. Tra fagioli, lenticchie, ceci, cannellini, borlotti, red kidney (i cosiddetti fagioli rossi), navy beans (tondini) e mix di legumi, nel 2018 sono state prodotte 100 milioni di scatole da 500 gr, non solo il formato più venduto ma anche quello a minor impatto ambientale, nel rispetto dell’impegno di sostenibilità portato avanti da sempre dal gruppo. I marchi di PIA? Al 50% in conto terzi (private label) e al 50% Napolina, brand di successo nel Regno Unito che nel 2018 ha fatto registrare il più alto tasso di crescita (+9,1%) secondo le rilevazioni IRI: visto che Princes è anche la marca del british food maggiormente diffuso nella GDO d’oltremanica. Oltre che fornitore leader di prodotti alimentari in Europa.

Allo studio al momento anche un nuovo lancio di legumi tipicamente pugliesi, i  ceci neri e le fave, per i quali PIA ha iniziato a certificare i propri fornitori locali per sviluppare le relative linee di prodotto.

Con i suoi 500.000 mq totali di superficie in località Borgo Incoronata, 30 linee di produzione, 4 linee dedicate alla realizzazione delle lattine e 4 all’etichettaggio e al confezionamento, oltre 500 lavoratori impiegati tutto l’anno (più i 1600 dei picchi stagionali), non solo di pomodori vive quindi la PIA di Foggia. Che quest’anno ne ha lavorati peraltro 250mila tn, al 100% pugliesi, producendo circa 300 milioni di lattine. Riuscendo, grazie alla collaborazione con l’Università di Foggia, a ridurre drasticamente l’uso dei pesticidi (l’85% della produzione già nel 2018 ne era totalmente priva e il restante 15% con valori al di sotto degli standard fissati per legge). Come? Sviluppando speciali trappole ai feromoni che attirano e identificano i parassiti, permettendo così di selezionare i farmaci da usare di volta in volta. Il tutto all’insegna dell’eticità del lavoro e del rispetto della più stringente legislazione in materia. 

“E’ nel DNA del gruppo inglese e di quello giapponese il forte rispetto delle regole e di tutti gli standard etici”, spiega Gianmarco Laviola, amministratore delegato di PIA e barese doc, “ed è nostra convinzione che, nella filiera, ciascuno debba avere la giusta remunerazione. Non a caso tutte le aziende agricole partner di Princes devono aver conseguito le certificazioni ‘Global G.A.P. GRASP’ o ‘SA8000’, due tra i principali standard di qualità a livello mondiale: garantiscono infatti l’adozione delle migliori pratiche agricole, anche in materia di etica del lavoro. Anche i controlli sono fondamentali: riguardo la filiera dei pomodori quest’anno, da aprile a settembre, i nostri agronomi hanno realizzato ben 3 audit sul campo per ognuno dei 350 agricoltori fornitori.

Non è solo un deterrente, ma anche un modo per fornire consulenze agronomiche. E promuovere un modello etico della gestione delle risorse”. Anche l’accordo di filiera siglato con Coldiretti lo scorso febbraio è orientato in questo senso. “E’ un accordo rivoluzionario, unico nel mondo della lavorazione industriale del pomodoro”, spiega ancora Laviola, “perché, tra i tanti aspetti, per la prima volta il prezzo del prodotto non è frutto di una negoziazione ma basato sugli effettivi costi sostenuti. E permette ai produttori associati di siglare contratti di fornitura a tre anni, in modo tale da poter pianificare gli investimenti”. Un impegno senza precedenti in una terra ancora macchiata dal caporalato? “Ci stiamo impegnando non solo nella certificazione ma anche nella creazione di una rete di  lavoro agricolo di qualità. Siamo degli antesignani: speriamo di dare l’esempio”.

Tra pomodori e legumi etici al 100% peccato però che le latte Napolina, destinate i mercati esteri (53 paesi), siano praticamente sconosciute ai consumatori italiani. Ma, si sussurra, è allo studio un marchio dedicato anche ai clienti del Belpaese. 

Galleria fotografica Gianmarco Laviola, AD Princes Conserve Princes
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