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Nestlé e Danone: il richiamo del latte per neonati non è tutta colpa loro

I titoli salgono in Borsa: a causare la contaminazione sarabbe stato un ingrediente cinese

Nestlé e Danone vivono oggi una giornata di sole in Borsa. Il colosso dolciario con sede a Vevey, in Svizzera sale del 2,5% alla borsa di Zurigo mentre la multinazionale francese svetta del 41% al cac40 parigino. Le azioni dei due colossi food sfruttano la scia delle indiscrezioni rese note dal Financial Times secondo cui i richiami dei loro prodotti per l'infanzia attivati per Nestlé il 7 gennaio scorso (leggo notizia EFA News) e per Danone (e Lactalis) il 27 gennaio (leggi notizia EFA News)  sarebbero da imputare a fattori esterni e non a colpe loro.

Si,perché la bufera che ha coinvolto i marchi globali e che ha indotto addirittura il ceo di Nestlé a scusarsi pubblicamente (leggi notizia EFA News) sarebbe stata causata da una tossina rintracciata in un laboratorio di Wuhan che ha portato al ritiro dei vari prodotti. Insomma a mettere a repentaglio la reputazione dei marchi sarebbe stato un ingrediente del latte in polvere di cui si rifornivano da un singolo fornitore in Cina. 

Sembra accertato che l'ingrediente, l'olio ricco di acido arachidonico (ARA), esposto a una tossina chiamata cereulide, provenisse da un laboratorio di Wuhan: è stato aggiunto a centinaia di linee di prodotti per neonati prima che fossero spediti in oltre 65 paesi in cinque continenti. 

Secondo fonti vicine alla questione, la contaminazione avrebbe avuto origine in uno stabilimento di proprietà della società biotecnologica quotata a Shanghai Cabio Biotech: l'azienda è stata costituita come joint venture con la società statunitense di trading di materie prime Cargill fino al 2012, anno in cui quest'ultima ne è uscita. La società biotech produce olio di ARA, progettato per imitare un acido grasso presente nel latte materno, ricavato da funghi fermentati. Le azioni di Cabio Biotech oggi sono in calo dell'1,5% ma nell'ultima settima n il titolo ha perso 6% e nell'ultimo mese circa il 20%.

L'olio di ARA al centro dello scandalo ha riacceso preoccupazioni sullo sviluppo dell'industria del latte artificiale per neonati. Per offrire le formule più innovative e costose, le aziende stanno aggiungendo un elenco crescente di ingredienti per renderle più simili al latte materno. Le innovazioni includono l'aggiunta di integratori come vitamine, prebiotici chiamati oligosaccaridi del latte umano (HMO) per migliorare la salute intestinale, nonché ARA per migliorare la funzione cerebrale e lo sviluppo immunitario dei neonati. Ma i ricercatori dibattono sull'efficacia di questi integratori.

L'industria del latte artificiale è dominata da una manciata di aziende, tra cui Nestlé e Danone, oltre ai gruppi statunitensi Abbott Laboratories e Mead Johnson, di proprietà di Reckitt. 

Gli analisti sostengono che l'industria del latte in polvere per neonati è stata segnata da una serie di crisi di contaminazione, dallo scandalo della melamina in Cina del 2008 all'epidemia di Cronobacter del 2022 negli Stati Uniti. Secondo gli analisti, dopo questa disavventura, la perdita di fiducia verso i brand più accreditati può durare più a lungo del ritiro dagli scaffali dei vari prodotti portando a un'erosione strutturale della quota di mercato, al deterioramento del marchio e a uscite strategiche. 

Gli esperti mettono in luce che le aziende gestiscono in house i propri sistemi interni di test di qualità e microbiologici: tuttavia, analisti e ONG sostengono che la complessità degli ingredienti e delle catene di approvvigionamento possa far sì che i loro protocolli di test siano carenti. Secondo parecchi esperti, dato il profilo di rischio e il controllo normativo, i produttori dovrebbero esternalizzare ulteriormente una parte dei loro controlli di qualità e dei test, in particolare per ingredienti e prodotti altamente sensibili. 

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EFA News - European Food Agency
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