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CLARA MOSCHINI

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Siena, tre indagati per caporalato

Inchiesta su un’azienda agricola della Val di Merse per presunto sfruttamento del lavoro

L'ennesima, purtroppo, storia di caporalato vede come protagonista Siena dove i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro (Nil) hanno raggiunto i primi risultati di un’inchiesta aperta a ottobre scorso, quando un operaio agricolo nordafricano ha trovato il coraggio di denunciare i suoi datori di lavoro, chiamiamoli così. 

L'uomo, che è stato nell’azienda per un paio di anni a partire dal 2024, ha riferito ai carabinieri del Nil di avere lavorato in media 62 ore a settimana prendendo una retribuzione forfettaria di circa 800 euro al mese senza godere, sembra, di ferie e di riposi. Viveva in un immobile fatiscente nei pressi dell’azienda, peraltro già dichiarato inagibile. 

È bastato questo, come ricostruisce La Nazione, per convincere i militari a indagare i tre gestori di un’azienda agricola della Val di Merse per presunto sfruttamento del lavoro, caporalato insomma, oltre che per lesioni personali colpose gravi e falsità ideologica. 

L’inchiesta è ancora in corso. Intanto l’operaio nordafricano che si è rivolto all’Arma si trova adesso in una struttura protetta insieme alla famiglia di cui fa parte anche una minorenne, per iniziare un percorso dedicato alle persone presunte vittime di sfruttamento, in base a quanto previsto nella recente legge sull’immigrazione. 

L'inchiesta, ancora nelle fasi preliminari, dovrà accertare ben di più su questa storia: dovrà indagare su due episodi su cui i militari dell’ispettorato hanno svolto approfondimenti. Infortuni sul lavoro, molto gravi, uno nel 2024 e l’altro nel 2025: secondo quanto riferito dall’operaio i gestori dell’azienda a vario titolo avrebbero costretto il lavoratore a fare dichiarazioni false ai sanitari sulla dinamica dell’accaduto, altrimenti sarebbe stato licenziato o sarebbe stato  in pericolo il mantenimento del permesso di soggiorno. Inoltre, per occultare presunte mancanze aziendali sul fronte della sicurezza sul lavoro, al riguardo sarebbero stati forniti documenti falsificati.

Alla luce dell’inchiesta della procura, il gip del tribunale di Siena ha disposto il controllo giudiziario: un amministratore affiancherà i gestori per ripristinare condizioni di legalità e garantire la continuità d’impresa anche perché ci sono altri dipendenti. In questa storiacci il lieto fine è dato dal fatto che i Carabinieri hanno effettuato il sequestro preventivo di oltre 12 mila euro: la somma corrisponderebbe al presunto profitto illecito ricavato dal risparmio fraudolento sul costo del lavoro.

Fc - 62481

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