Cinque vini da investimento (e due sono italiani)
Gli esperti di Cult Wines indicano le bottiglie che rendono di più
"I nomi più sicuri nel mondo dei grandi vini non rappresentano più una garanzia". Lo afferma senza tanti giri di parole Tom Gearing, fondatore della piattaforma di investimento vinicolo Cult Wines. In uno studio approfondito sul settore, Cult Wines ha analizzato 52.147 vini durante la prima metà del 2026. I cinque "First Growth" hanno registrato risultati contrastanti: Lafite è salito del 2,7%, mentre Latour è sceso dell'1,4%. Ma le performance più degne di nota e interessanti si sono registrate ben lontano dalle solite star.
Ecco dunque, secondo gli esperti, i cinque vini su cui dovreste davvero investire. La sorpresa per noi italiani è che ben due sono brand della nostra Penisola. Vediamo:
- Château Rayas (Rodano) ed Emidio Pepe (Abruzzo)
Il mercato dell'arte sa bene cosa accade ai prezzi quando scompare una leggenda, e lo stesso vale per il vino. Dopo la morte di Emmanuel Reynaud, Rayas è il terzo vino con le migliori performance nell'intero database di Cult Wine: un incremento mediano del 6,8% considerando 25 annate, con l'88% di esse in crescita. E proprio la scorsa settimana il mondo del vino ha perso un altro gigante: Emidio Pepe, il grande tradizionalista abruzzese, scomparso all'età di 94 anni. I suoi vini registravano già ottime performance nei nostri dati prima della sua scomparsa, con un rialzo del 6% sull'intera gamma. Se dovesse ripetersi la dinamica osservata per Rayas, quella storia è solo all'inizio. - Domaine Leflaive (Borgogna). Nella prima metà dell'anno i bianchi hanno superato i rossi sull'intero mercato e Leflaive occupa le posizioni di vertice. Il suo Puligny-Montrachet Clavoillon è stato il vino con la migliore performance dell'intero mercato, con un incremento mediano del 7,2% su 21 annate, mentre il Les Pucelles ha registrato rialzi in 22 delle sue 25 annate. L'indice di riferimento della Borgogna è stabile, ma i suoi migliori bianchi stanno felicemente andando controcorrente.
- Agrapart (Champagne). Lo Champagne sta scalando le classifiche di gran parte della Francia, trainato dagli Champagne di piccoli produttori ("grower Champagne"). La gamma di Agrapart ha registrato un aumento mediano del 3,1%, con il 78% delle sue etichette in crescita, confermandosi il produttore più costante della regione; una specifica "cuvée" ha addirittura segnato un balzo del 30% in una singola transazione. Anche Krug è in crescita, per i lettori che preferiscono puntare su un nome celebre.
- Château Beau-Séjour Bécot (Bordeaux). Mentre i vicini di Saint-Émilion subiscono cali spettacolari (Pavie è sceso del 5,1% su 244 scambi), Beau-Séjour Bécot figura tra i nostri primi quindici produttori: un incremento mediano dell'1,8% e una serie di annate recenti dalle valutazioni eccellenti, ancora disponibili a prezzi decisamente accessibili. Qualità, valore e slancio in un'unica etichetta: una combinazione più rara di quanto dovrebbe essere.
- Il Poggione (Brunello). L'Italia è stata protagonista dell'intera ripresa e questo vino ne rappresenta l'espressione più interessante per l'acquisto: un aumento mediano del 4,9% su 16 annate, con un numero di transazioni confermate superiore a quasi ogni altro vino italiano presente nel database. La dimostrazione che il successo del vino italiano non si limita al Solaia (in crescita del 6%), ma coinvolge anche bottiglie alla portata di qualsiasi lettore.
EFA News - European Food Agency