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CLARA MOSCHINI

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Cantina Rauscedo, 75 anni di tradizione e di legame con il territorio

Esclusivo: intervista col direttore generale Flavio Geretto

Cantina Rauscedo, fondata nel 1951, è attualmente una realtà importante e solida del Friuli-Venezia Giulia: la cooperativa riunisce oltre 300 famiglie di viticoltori e coltiva circa 2.000 ettari nella pianura alluvionale delle Grave friulane.

Quest’anno, la cantina compie 75 anni e in occasione delle celebrazioni, ha presentato il proprio percorso di rinnovamento e i progetti per il futuro (leggi notizia EFA News).

Flavio Geretto, Direttore Generale di Cantina Rauscedo, in questa intervista esclusiva illustra a EFA News la visione della cooperativa.

Da pochi mesi è Direttore Generale di Cantina Rauscedo, quali sono state le prime sfide affrontate?

La prima sfida è stata conoscere a fondo le persone e ascoltarle. Cantina Rauscedo è una realtà con una storia importante, fatta di competenze, valori e relazioni costruite negli anni. Prima di introdurre qualsiasi cambiamento è fondamentale comprendere ciò che funziona e valorizzarlo. Parallelamente abbiamo iniziato un percorso di condivisione degli obiettivi, rafforzando il dialogo tra soci, collaboratori e governance, perché credo che i risultati migliori nascano quando tutti si sentono parte di un progetto comune.

La Cantina punta a una visione internazionale, quali sono i mercati esteri su cui concentrerà la propria presenza?

L’internazionalizzazione è una scelta strategica, ma deve essere costruita con metodo. Continueremo a presidiare i mercati dove siamo già riconosciuti, come gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito e il Nord Europa, guardando con attenzione anche ad alcune aree dell’Asia che offrono interessanti prospettive di crescita. Allo stesso tempo vogliamo rimanere aperti a tutte le opportunità che il mercato può offrire anche in Italia. Accanto al lavoro commerciale sarà fondamentale sviluppare un marketing capace di valorizzare il nostro brand e, soprattutto, la nostra identità di cooperativa, che rappresenta un elemento distintivo. Oggi non basta vendere un vino, bisogna raccontare ciò che rappresenta: un territorio, una comunità e un modello cooperativo che crea valore. 

Credo inoltre che sia sempre più importante costruire collaborazioni con altre cooperative, con i consorzi e con gli enti del territorio, perché solo facendo sistema possiamo promuovere al meglio il Friuli e le sue eccellenze. Penso, ad esempio, al DOC Friuli: è un vino che, grazie alla sua piacevolezza di beva e a un tenore alcolico generalmente più contenuto rispetto ad altre tipologie, può intercettare nuove tendenze di consumo e cogliere interessanti opportunità sui mercati internazionali. Il nostro compito è saper leggere i cambiamenti e cogliere le opportunità senza perdere la nostra identità e i valori che ci contraddistinguono.

Il mondo del vino sta vivendo una crisi di sistema tra calo dei consumi e dazi, come viene affrontata questa situazione?

È un momento complesso che richiede lucidità e capacità di adattamento. I cambiamenti nei consumi e le incertezze legate al commercio internazionale impongono una riflessione strategica. La risposta non può essere solo commerciale: bisogna investire nella qualità, nell’innovazione, nella diversificazione dei mercati e nella capacità di raccontare il valore autentico dei nostri vini. Credo che le realtà cooperative abbiano un punto di forza importante: la capacità di fare squadra e affrontare insieme anche le fasi più difficili. In questo scenario diventa fondamentale continuare a investire sul valore del prodotto e sulla costruzione di relazioni solide con i clienti e con i mercati.

Come si riesce a rinnovare in chiave contemporanea un marchio storico come il vostro senza perdere la propria identità e tradizione?

L’innovazione non significa rompere con il passato, ma renderlo attuale. La nostra identità è un patrimonio costruito in oltre 75 anni di storia e rappresenta la base da cui partire. Credo che la prima innovazione sia proprio quella di comunicare meglio ciò che facciamo. In Friuli abbiamo una grande cultura del lavoro e spesso siamo portati a lasciare che siano i risultati a parlare da soli. Ma comunicare non significa mettersi in mostra: significa informare, raccontare il valore del lavoro quotidiano, far conoscere l’impegno che c’è dietro ogni bottiglia, la forza della cooperazione e la qualità che riusciamo a esprimere. Più le persone conoscono questi contenuti, più comprendono il valore del nostro marchio. Da qui passa anche l’innovazione: migliorare la comunicazione, investire nei processi e nei prodotti, mantenendo però intatti i valori di qualità, affidabilità, legame con il territorio e spirito cooperativo.

È stato presentato il primo Bilancio di Sostenibilità, quali sono stati i risultati ottenuti?

Il Bilancio di Sostenibilità rappresenta un passaggio importante perché rende misurabile un percorso che Cantina Rauscedo porta avanti da molti anni. Abbiamo dato evidenza delle azioni concrete realizzate sul piano ambientale, sociale ed economico, confermando il nostro impegno verso una gestione responsabile delle risorse, il benessere delle persone e il sostegno al territorio. Abbiamo inoltre attivato nuove misure di welfare dedicate ai collaboratori, che saranno rendicontate nella prossima edizione del Bilancio di Sostenibilità. È un percorso in continua evoluzione. Per noi il Bilancio di Sostenibilità non è soltanto uno strumento di rendicontazione, ma anche un’opportunità per misurare i nostri obiettivi e orientare le scelte future. È un percorso che coinvolge tutte le persone che lavorano con noi, sia all’interno dell’azienda sia nei rapporti con partner e stakeholder esterni, affinché la sostenibilità diventi un criterio concreto nelle decisioni quotidiane.

Cantina Rauscedo è una realtà importante del territorio, come si inserirà nella scelta di Pordenone Capitale della Cultura 2027?

Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027 rappresenta una grande opportunità per tutto il territorio e anche per Cantina Rauscedo. Dobbiamo farci trovare pronti ad accogliere le persone che arriveranno, non limitandoci alle opportunità commerciali, ma costruendo esperienze autentiche che raccontino il nostro territorio. Il vino è cultura, paesaggio e identità, e può diventare il punto di partenza per far vivere ai visitatori un’esperienza completa. Per questo credo sia fondamentale lavorare in sinergia con gli altri produttori, con le cooperative e con le realtà del territorio, creando percorsi condivisi che valorizzino tutte le eccellenze locali. È facendo rete che possiamo lasciare un ricordo autentico a chi visiterà il nostro territorio e trasformare un grande evento in un’opportunità di sviluppo duratura. In questo senso, Pordenone 2027 può essere un’occasione straordinaria non solo per promuovere i nostri vini, ma per raccontare il valore del Friuli-Venezia Giulia attraverso le sue persone, le sue imprese e la sua capacità di collaborare.

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EFA News - European Food Agency
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